Ti farò del bene.
Ti racconterò storie di fiamme per farti sanguinare.
Ti porterò oltre la radura, verso l’abisso.
Ti amerò come un animale.

Aprirò la notte per te (la notte con le sue cento dita,
con le sue mille ciglia). Aprirò i tuoi occhi,
l’altare più vasto che abbia mai conosciuto;
berrò da te altro vino e altra vita.

Per te prosciugherò la gola e il canto
imiterò il verso gli uccelli
e il fruscio delle alte foreste
solo per farti ridere.
Ti accompagnerò come il silenzio,
come un corteo di angeli migrerò nel tuo petto,
parlerò le tue parole, rallegrerò i tuoi nomi.

Io ti cullerò, sarò il tuo vento,
sarò la tua altalena, le colline dei tuoi paesi,
io sarò il tuo fiume ordinato
ti passerò nelle vene e ti farò preghiera.

Io sarò la tua pelle
io l’oro delle tue scapole
io la tua schiena sudata
schiuma del tempo quando l’ora vacilla
io e te rami gravidi
io e te tempesta,
legno di battaglia.
Io e te grano che germoglia
dal nero in volo dei campi
e poi grano maturo
quando la fatica separa
il seme da una parte
dall’altra la pula.

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