Solitudini

1.

Se n’era andata con quella certezza circa la solitudine. I locali brillavano di una luce al neon verde acido.
«Domani sarò a casa da sola ma non mi dispiace.»
«Una come te non è mai da sola.»
L’abbraccio si scioglieva come una neve scura lungo la strada. Quella notte dormì un sonno pieno e puntiforme. Nei suoi sogni costellazioni invisibili si inarcavano come palpebre.

2.

Chiudeva nel suo silenzio molte voci che l’avevano attraversata fino ad annientarla. La lotta era stata sottile e continua, e perdurava. Stentava a riconoscersi, a me sì cara vieni, pulendo il lavello fino a farlo brillare, e l’infinita vanità del tutto, lavandosi le mani molte volte, la vena, presto, la vena, immergendo le federe dei cuscini nella candeggina, tra noi la voce non conduce e arriva, infilando vestiti monocolore nella lavatrice, visto che mi navighi nel sangue, levando fino all’ultimo baluginio di polvere dal davanzale, il dentro che attraversi è nebbia spessa. Non era. Niente più di guscio riempito, la vita che altri avevano vissuto o creato prima di lei viveva al posto suo. Il lavello brillava, senza resti, senza macchie, gli era stata restituita una verginità spaventosa.

3.

Sotto un cartellone pubblicitario con un font gigantesco, rapace, multicolor è parcheggiata una macchina scura, la notte è illuminata a tratti, dentro i due si guardano, con le gambe un po’ piegate tendendo l’uno all’altra, almeno nelle intenzioni (i corpi avevano ripreso, poi nuovamente smesso, l’abitudine antica di congiungersi, ma dopotutto non era sembrato sufficiente), e nell’abitacolo si respira un’aria di prossimità e calore, un lieve terrore, quando basterebbe un gesto (sebbene lei non sappia dire quale), una parola (nonostante lui ne pronunci molte e quasi tutte condivisibili), un’azione di rivolta che sappia ricucire le loro vite, che renda merito al destino contorto che li ha trascinati lì, in quel luogo, in quel momento, dopo anni in cui a insaputa l’uno dell’altra si erano cercati osservati chiamati, ma quella distanza, quel precipizio sul cui orlo si erge il freno a mano, sembra, per qualche ragione, insormontabile.

4.

È solo il vuoto attorno a un corpo
– sebbene sia troppo affollato il raggio –
e un corpo solo svuota il cuore
e cavo è il cavo: lo spazio avanza.

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