Cartoline

Al passato chiediamo che rimanga immutato. Che rimangano verdi le colline e bruno il sole che al tramonto le spegne, e quello stesso colore che ricordiamo, delle tende da sole, degli infissi della veranda, delle mattonelle con la fuga troppo stretta, le ginocchia sberciate e le lumache raggomitolate sull’intonaco grezzo dei muri che separano la vita di tutti dalla nostra vita, fatta di famiglie imperfette, madri che lavano i panni nel fondo della loro vasca, nonne che cercano gli occhiali disperatamente tra le forbici del cucito e le preghiere serali, nonni che sonnecchiano, che leggono, che tengono i pantaloni corti solo quando nessuno li vede, che s’aggiustano sempre, prima di uscire, il nodo della cravatta, e padri che tornano la sera ma non basta, sorelle che parlano poco coi capricci fra i denti, fratelli succhialatte che perdono sangue dal naso, e il marmo delle scale, vasi traboccanti di pietre e edere di plastica impolverate, la sensazione che ho provato la prima volta che mi sono toccata, sporca di dolcezza e spavento, il pomeriggio passato a leggere Alice tra le lenzuola bianche, piccoli fiori verdi fiorivano sulle gambe, estate, il gelato scomparso dell’Algida, quelli che portavano al paese, pochi, sempre gli stessi, sentirsi molto lontani dagli altri bambini senza sapere perché, pensare che il cinema sia solo un posto che fanno vedere in tv, non avere mai visto una stazione, non sapere cosa sia un’edicola (sapere solo dell’edicola votiva, la Santa Madre Addolorata nella teca di finto vetro dove la strada si dirama e c’è sempre vento), entrare per la prima volta in libreria solo da grande, avere avuto un’infanzia verde e dorata, in uno spazio indefinito, chiuso da un balcone e da una stufa a legna, dove si è dispiegato tutto l’amore e lo sconcerto, dove si è generata la capacità di sopportazione, la tenaglia, i guinzagli, gli scudisci, ogni piccolo dolore, i non importa, l’avrai il tuo tempo, i sarai grande un giorno, i dovrai aspettare, gli è colpa tua, i graffi sulle braccia, i ricatti sottili (i bambini giudiziosi non rispondono), le umiliazioni davanti ai parenti, i non ti dico che ti voglio bene perché non c’è bisogno. Eppure al passato chiedo solo che rimanga e immutato.

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