Non sono meno vivo.

Parte prima, ovvero Rintracciare l’albore.

Ho diciassette anni. Uscendo da scuola mi fermo da Emanuele. Ciao, Ciao, Questo, Quattro euro, Ciao, Ciao. Salgo in macchina, e mia madre mi chiede Com’è andata oggi? Che ti sei comprata? E io le dico che Quella di italiano non c’era, una rivista di musica con un cd. Torniamo a casa, pranziamo scomposti, divisi, ignorandoci. Fuori è primavera, credo. Tutto sbiadito, perduto.

Parte seconda, ovvero Foto di pura gioia.

Ho sempre diciassette anni. Traccia. Sistemo i vestiti nella mia stanza. La porta è chiusa, la luce quasi verticale. Gli occhiali sottili, le braccia nude. Traccia. Mi siedo. Quello che non c’è. Respiro.

Parte terza, ovvero Cose che vorresti dimenticare nonostante sia la memoria a renderci umani.

Ho deciso che lascio tuo padre. Ho deciso che smetto di parlare, che invece di parlare mi metto a camminare, che bocca mi diventino le gambe, e cammino, e cammino e sento il sangue che scoppia nei polpacci e nelle spalle e non parlo e non penso, ma attraverso le strade in pieno silenzio, oltrepasso le scuole e le stazioni, arrivo a casa tua e piango, e piango e mi chiedi perché e mentre piango ti dico perché e mi dici parole di conforto e mi tieni per mano e metti su Dentro Marilyn e io piango e non so più perché.

Parte quarta, ovvero Allagare una casa nel tentativo di pulirla.

Campagna aperta.

La musica sempre:

a far crepare i muri,

senza nessuno intorno

tranne il verde degli alberi

come una vertigine

e non abbiamo

paura dei serpenti e io ho i capelli lunghi

e mossi

e cento orribili fotografie,

al mattino cantiamo Bungee jumping

e la sera

leggiamo le poesie

di Baudelaire e Majakovskji

e viene solo il caldo a disturbarci la notte, lungo e pesante. E ci scriviamo messaggi d’amore e sappiamo già come andrà a finire, dopo questa volta, tutte le volte, ripenseremo a questo posto e ci diremo ti ricordi e ricorderemo.

Parte quinta, ovvero Iene.

È uscito l’album nuovo, senti questa.

Ma fa schifo l’autista con una sola mano.

Le restituisco le cuffie e scrivo un racconto in cui tutti i personaggi hanno una sola mano.

Parte sesta, ovvero Tradimenti.

Buco.

Parte settima, ovvero 105 messaggi in memoria dal 2005.

Un pomeriggio che non ho un cazzo da fare decido che cancello i vecchi messaggi dal cellulare. Appuntamenti e promemoria e constatazioni inutili sul tempo che passa. Ce n’è uno del duemilasei che alla fine dice ti voglio bene dea e penso a tutti gli stupidi soprannomi che si danno le persone che si vogliono bene e non hanno paura di dirselo e di sembrare ridicole o inopportune. Penso che Bianca meriti un po’ d’amore. Il messaggio non lo cancello, è ancora in memoria.

Parte ottava, ovvero Il cuore del post, dopo tutto.

Filologia, Latino, Latino. Per tutto il tempo del concerto due cose mi ossessionano: la bambina decenne che conosce tutte le canzoni e canta come un’invasata alla mia destra, e una mezzaluna brillante dietro un balcone nero alla mia sinistra. Ho bisogno che mi cominci subito l’estate. Tengo il cellulare acceso e ti scrivo e ti chiamo e ti vorrei vicino ma ti sento vicino lo stesso. E per una volta non ci penso, sarà questo cielo con la varicella, saranno gli aerei che passano come delle promesse, sarà questa sensazione di sentirsi protetti, saranno i panini di Andrea, sarà la stanchezza di Antonio, sarà il quasi compleanno di Valentina, sarà tutto quello che sa Giovanni, sarà questo o sarà che ne avevo bisogno, ma per una volta non ci penso a restare composta e so dove tenere le mani e non ho paura e non mi vergogno di piangere quando arriva l’alba con un fragore che mi riporta alla vita, mi risveglia la coscienza e mi ricorda tutto quello che sono stata, ma soprattutto, quello che sono adesso e tutte le mie voglie che voglio assecondare, nonostante il mal di testa e la nausea e la gola in fiamme di questa mattina.

11 pensieri su “Non sono meno vivo.

  1. Grazie Brena, ma non voglio più ringraziarti, avrei voglia di leggere una cosa (una cosa sola, una cosa qualsiasi) sul Brasile. Mi scrivi una cosa qualsiasi sul Brasile? (Abbraccio)

  2. C’è molti Brasili. Non so bene cosa dirti allora mi limiterò a descrivere stanotte, nel mio Brasile. Il cielo è punteggiato di stelle. Fa un caldo che sala le pelli. L’aria è umida, molto umida qui vicino alla foresta. L’aria porta con se un vago profumo di fagioli ben stagionati e foglie morte. I grilli fanno la loro sinfonia. Qualcuno prova suonare il Trem das Onze al sassofono ed i cani iniziano ad abbaiare… Non c’è assolutamente nulla che non abbia un aria nostalgica, che non evoca altri tempi o racconti fantastici, anche la tovaglia colorata oppure il cesto con i frutti della passione e le banane. Bene, mi fermo proprio qui. Comincio a divagare.

  3. c è stato un giorno in cui anch io ho smesso di parlare.
    e ho iniziato a camminare. e non so dirti per quanto tempo ho camminato. la voce era sempre quella di mia madre, a dirmi però che papà non sarebbe più tornato a casa e ho pianto finché Dio ha detto basta.
    (guerra contro la malattia, ha vinto lei, sta stronza).

  4. @Brena: Grazie. Se un giorno ti andasse di divagare, sappi che ho un debole per le divagazioni. :)
    @cla: Grazie a te. A presto.
    @sys: Mi dispiace tantissimo per quello che ti è successo. Grazie per averlo condiviso qui. Sono sicura che non sei sola, nel camminare forte. Ti abbraccio.

    • E’ passato del tempo e, la cicatrice resta, ma fa un po’ meno male. E per fortuna no, non sono sola. Ho la fortuna di tanti sorrisi vicini.
      Un abbraccio forte a te.

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