Milano fuori Milano

Penso che devo pensare a una cosa
da dire, che sia diversa dalla variazione linguistica
marcata in diatopia in diastratia in diacronia.
Una cosa che non sia, come è invece, vicina
alla sincope delle postoniche in posizione debole
(occlusiva-laterale, occlusiva-vibrante).

Penso che devo pensare a una cosa
da dire, sopra Milano, che non sia il cielo
sopra Milano, che sia diversa, che sia il cielo
dentro, lungo di mercurio,
che si rompe e si disperde sotto
la gialla, la verde, la blu.

Invece sopra Milano
non mi viene niente da dire
per ora non faccio che pensare
a quella poesia di Aldo Nove
che finisce con degli abbracci
persi, e disobbedienti come cani.
Solo quella poesia di Aldo Nove,
Milano.

Madre di Clivio e di Gerusalemme,
Madre di Betsabea e Baranzate,
Madre delle Bustecche e di Betlemme,
Madre del Monte Nero e di Tradate;

Madre del Crocifisso e della strada
che va dal tabaccaio a Primaticcio,
dove alle sei la sera si dirada
al primato di nuvole rossiccio,
Al primato del sole che si slaccia
dal cielo tra le nuvole di mille
colori ombreggiando della Tua faccia
Tra i gas dei camion gli occhi, la scintilla
degli occhi tuoi, Madre, prima che taccia
la sera madre abbracciami…

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