Preferivo la notte a tutte le stronzate

L’ultimo tavolo libero del bar, la presenza scenica di una panchina solitaria, i treni persi e rincorsi, i tuoi abbracci d’autore e la lentezza del vino.

Il resto non contava, non ha contato nemmeno quella volta che ho preso di nuovo l’ascensore schiacciando pianoterra come un apostrofo sbagliato un verme un fazzoletto per strada, i tuoi occhi inespressivi sullo stipite scuro nuovo appena smerigliato preso in affitto da poco e riverniciato in fretta per coprire le nostre mancanze promettendoci legno: legno eterno robusto centenario sfinito sfibrato amore eterno.

E per un po’ l’abbiamo fatto o abbiamo solo sognato di farlo, restare intrappolati in quell’inverno che adesso retrocede per la stanchezza che viene dal ricordare troppo: l’abbiamo voluto fortemente: non morire l’uno per l’altra e fare come le gabbie aperte che cercano gli uccelli.

Lo diceva quel poeta ceco e sono certa che fosse un poeta perché dopo la morte come una ferita nascosta tra i fianchi sono andati a rapinare i suoi cassetti per rilegare con eleganza i suoi pensieri gli appunti gli scaffali gli uccelli e la punta delle città innevate, la difficoltà della vita quando il mondo non ti parla e soffri e sputi per tutto quel silenzio che riesci solo a definire ingiusto perché ovunque è una foresta stramazzata e arsa e ti spaventi e ti spaventa il buio e rifiuti il sonno e ti costringi al calore e all’indolenza, una resa pacifica che ti illumina gli occhi di saggezza, diventi di colpo diligente e serio, uno studente modello che smette di sbavare di battere di scaraventare di innamorare: un automa che galleggia coi sogni smessi nella notte.

Praga è troppo fredda e qui non c’è sole da trentaquattro giorni che cazzo ne sai quant’è difficile ficcarsi in una stanza la voglia di scappare invece di tenere la testa china sulla pace di Cateau-Cambrésis e chiudere fuori il mondo perché non ti parli mentre soffri e sputi per tutto quel silenzio che riesci solo a definire ingiusto. E non ti sbrachi, e non passi ad aprire il freddo alle due in cucina perché ti serve per scrivere. Non lo dici, ti sforzi di non dirlo a nessuno, di essere gentile, di non pensarci, di avere pazienza, per ora non si può: godere della propria solitudine andare a dormire coi segnalibri colorati appesi al muro telefonarti solo per chiederti se ricordi qual è la canzone che mi fa sorridere sempre leggere le storie fino alle quattro del mattino per riuscire a dormire farmi leggere le storie da te fino alle quattro del mattino per non addormentarmi mai.

Le cose che aspetto

nel tempo che invecchia

e non matura.

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8 pensieri su “Preferivo la notte a tutte le stronzate

  1. hai letto qualcosa che ti è piaciuto particolarmente, di recente? ti sento “sporcata” di qualcosa che non è così riconoscibilmente tuo.

  2. e*, grazie. non ti sapevo. ti leggo, da adesso in poi.

    gaia, purtroppo no, non ho letto niente che mi sia piaciuto particolarmente (non tanto da lasciarmi “sporcare”). Però hai comunque ragione, qualcosa, non so cosa, non è mio.

  3. Una cosa mi chiedo, slegata da questo post. No, scusa, più d’una. Rileggi? Scrivi a pc o su carta? E se a pc su word o wordpress? Lo so che sono domande banali e che dovrei liberarmi della tirannia del supporto ma…

    • Rileggo, quasi sempre. Quasi sempre senza soddisfazione, ma faccio finta che non mi importi. Scrivo principalmente al pc, su wordpress. Ma ultimamente scrivo dove capita, anche su carta e sul retro degli scontrini.

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