Solo un appuntamento per consumarci in fretta

Sogno sempre di tornare a casa e il culo di mia nonna. Mia nonna armeggia in cucina mentre rimprovera qualcosa, qualsiasi cosa, a mia madre, e io dico a mia madre “mi sembra che la nonna si sia ripresa da quando siamo tornati tutti a casa”. Mia madre annuisce seccata e continua ad apparecchiare la tavola.

Oggi hai deciso di andare via.

Ci vediamo per l’ultimo bicchiere e le ultime chiacchiere e l’ultimo aperitivo a otto euro in via Piave, appuntamento alle diciannove davanti al Friends, portati le calosce che piove da due anni forse tre e non ce ne siamo mai accorti. E abbiamo i polsi bagnati, dentro − ma dentro dove? Sul mio cappotto rosso si appoggia la tua guancia, l’abbraccio scambiato per dirci arrivederci. E Arrivederci è un posto caldo dove potremo bere succo di cocco accarezzandoci il petto e guardando le conchiglie che s’incendiano all’orizzonte. Ci facciamo delle promesse con la voglia di mantenerle, ce le scambiamo con le mani, ci affondiamo i gomiti nei fianchi, ci baciamo sulle guance, restiamo con la bocca vicino alle orecchie a dirci scrivimi, sì, ma scrivimi anche tu. Ti dico fanculo che te ne vai che già mi manchi. Sorridi, mi accarezzi.

Faceva caldissimo e stavamo seduti vicini con le ascelle pezzate e gli occhi attenti. (Continuo a ripetermi quanto sei deficiente Marì, perché lo so, lo so che sono deficiente, ma non riesco davvero a spiegarmi perché.) Un giorno mi hai mandato un messaggio perché eri a casa da solo ed ero a casa da sola, ti va una pizza? non ce la faccio più. Ti rispondo siamo in due, sono a metà con le valutazioni ma se non esco muoio. ci vediamo alle otto a cavour. Ci vediamo alle otto a Cavour, due facce sbattute che preferivi coltivare patate. Però siamo contenti, stanchi di una stanchezza buona, ci mangiamo la pizza e la birra, e il dolce, e pensiamo ora c’inculano che al centro chissà quanto cazzo ci fanno pagare il coperto, e invece un prezzo ragionevole, scialla come si dice qua, ma dal momento che non siamo di qua ci diciamo un più popolare botta di culo. Quella volta parliamo di Wallace, che ti piace da morire. Parliamo di una raccolta di esordienti, trovandoci in disaccordo quasi su tutti, soprattutto su uno, tu dici che è stato geniale costruire un racconto di solo dialogo, io dico che è solo un esercizio di stile. Alla fine scopriamo di essere due rompicoglioni di uguale intensità, ma in modi diversi. Scopriamo che siamo impulsivi tutti e due, che siamo gelosi tutti e due, che odiamo le stesse persone tutti e due. Prendiamo mezzi diversi per tornare in case diverse. Ma io spero che ti senta più sereno anche tu, che mi senta più vicino anche tu.

Otto euro e prendi da bere e mangi tutto quello che vuoi. Io un nero d’Avola, dici che beh, è scontato un nero d’Avola. Sì, perché tu parti, ti vorrei dire, e torni a casa e questo è il mio modo per dirti che vengo un poco con te. Invece ti sorrido mi sorridi ci sorridiamo tutti ci sorridiamo un sacco e odio tutti questi sorrisi che dovevamo farci prima, che dovevamo farci ubriachi, in via de’ Serpenti, in via del Boschetto, in piazza Fiume, in via Piave, in via de’ Latini, queste risate che dovevamo scambiarci in tutti i quartieri, a Monti, a san Lorenzo, a Prati, sì, non ridere, pure a Prati, e passo tutto il giorno a chiedermi silenziosamente per quale cazzo di motivo non ci siamo sentiti più e non ci siamo visti più e non ci siamo ubriacati mai insieme. E mi maledico più o meno silenziosamente per la timidezza e la paura di sbagliare, di essere inopportuna, di ostentare indifferenza.

Ci raccontiamo quanto ci stimiamo e quanto ci rispettiamo e quanto vali tu per me e quanto valgo io per te. E con questi pensieri verdi ci infiliamo le mani in tasca, io, io mi infilo le mani in tasca, tu nei guanti, e ce ne torniamo a casa. Tu a casa davvero, a casa per sempre. Io mi infilo la malinconia nell’iPod, ma mi accorgo che è scarico mentre parte la prima canzone di un vecchio album di Capossela. L’acqua s’infiltra nei muri della metropolitana e io mi chiedo quanto riusciranno a resistere prima di venire giù. Prima o poi capiterà. Se non si fa qualcosa, se non si trova subito un rimedio, prima o poi sono destinati a crollare. Il cuore più forte non può sostenere il peso di tutte le piogge.

Domani ti scrivo una lettera. Ti scrivo una lettera in cui non ti dico che mi manchi, una lettera in cui ti scrivo un pezzo di un libro che ho in testa, che fa al caso tuo, che fa per te, che ti farà tornare la voglia di innamorarti delle cose che hai perso, delle cose che stiamo perdendo, nel tentativo disperato di conquistarle, di tutte le parole che ci stiamo negando.

Io invece a casa non ci torno perché casa mia non esiste più.

7 pensieri su “Solo un appuntamento per consumarci in fretta

  1. Di mordersi le labbra e stringere gli occhi mentre ti si legge,però, non si smette mai.
    E non c’ero. Mondo infame non c’ero.

  2. E’ stato un poco triste. Poco.
    (Però dice che ti chiama, lo chiami, ti chiami, non so bene di preciso ma penso che vi sentirete. :*)

  3. urge venire qui e trovare parole con cui riempirsi <3

    e fra due giorni ho il mio primo esame, letteratura greca, e sono così tesa e studio fino a tardi e ho gli occhi assonnati eppure non riesco a dormire, e fuori piove, e oggi pensavo che non ce ne accorgiamo ma stiamo tutti diventando grandi.
    ti ho scritto di getto, nella mia 'pausa- mela'.

    ti abbraccio*

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...