Con il centro rosso

Dimmi le cose senza girarci attorno*. Dimmi le cose con il centro rosso sulle sagome chiare. Dimmi di te senza sbavare, senza esitare. Dimmi di me, l’inizio, la ricerca, solleva la punta di ogni coperta, scoprimi le ginocchia. Chiamami per nome, se non lo conosci inventalo. Regalami un fiore, portami dall’altro lato del fiume, seguimi le mani, i richiami, la musica che senti se ci pensi. Lo so che ci pensi. Lo so che almeno una volta ci hai pensato. Come me. Con me, almeno una volta, so che ti è successo. Io ci penso adesso, le due e tre quarti e domani mi sveglierò e mi sembrerà tutto diverso, come in quella vignetta di Snoopy che dice che le cose cambiano prospettiva quando le ombre si accorciano.

E se domani non avrò più

braccia abbastanza lunghe

per raggiungerti

colma tu la distanza per me.

Manda al diavolo l’etichetta e tutte le altre cose che si sono inventati per tenerci lontani, le buone maniere e le attese educate, fotti il mondo, scrivimi una lettera e raccontami una cosa qualsiasi della tua vita, una cosa che merito di sapere perché è importante per te, smetti di avere paura, smettila con le domande idiote i dubbi le teorie. Scrivimi, che domani presto o tardi ti leggo, che presto o tardi rispondo, che ti ritorno presto.

E se vuoi ti mangio le mani

con la scusa di scaldartele

dopotutto sono sicura

che Roma la ami anche tu.

———

*Mi piace giocare, ma ho smesso da un anno: si era messo a nevicare a cascata proprio dalla testa del lampione, sopra il mio naso. Ghiacciato, era dicembre e tornavo a casa. Si era fatta subito l’una e tre quarti e io tempestavo la strada di preghiere per farmi arrivare in tempo alle tue parole. Facevano cerchi, io nuotavo intorno e continuavo ad allontanarmi. Il largo mi ha sempre spaventata: il posto dell’orizzonte, non il mio. Stanotte ha fatto freddo, ha grandinato, dovevi vedere che chicchi grossi, grossi come nocciole sul tettuccio dell’auto. Io per poco non precipitavo dritta dritta nella bocca della nostalgia. Ci vuole niente che ti inghiotta. Grandinava e mi sembrava, ero convinta, ero davvero convinta, di avere un appuntamento e di essere in ritardo.

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