Ancora un goccio

Cancellare gli anni che ci vuole

una chitarra un clarinetto

ed un bicchiere vuoto.

*

Da finestre sfondate mi parlano

ancora, fantasmi con gli occhi cavi

coi tuoi occhi grandi. Si ricongiungono

al demone guarito che ho

conservato sulla schiena

per preservare la compagnia nelle giornate bianche

(tristi: nelle giornate bianche).

*

Trema la luce rossa di cristallo

sciolte le mani sulle cinque:

l’alba che schiude lenta i suoi bottoni.

I telefoni ingolfati dal traffico

delle tue voci, delle nostre voci

affilate sul volante e provo a ricordare

e non ricordo

come sono arrivato fino a qui

via dei Latini via dei Lucani via degli Etruschi

vattene via da qui.

*

Non ha mai senso arrivare alla mattina

Gìrati cameriere ancora un goccio

con gli occhi gialli e la matita in bocca

e la mattina in mano e la lingua

tua, lingua sottile

(rivoltate le tempie)

un ricordo di divani aperti per ospitare la notte

e le mie calze a righe e le tue gambe sporche.

*

La strada si assottiglia

e non ho voglia di cercare

abbracci. E sfondare pareti

come cuori, camminando piano

sulle tue uova dolci. Sospendere il buio

per il principio irrisolto che ho

di amarti, con ostinazione

amarti. Cercare le tue ciglia

di nuovo miglia lontane da me.

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2 pensieri su “Ancora un goccio

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