Vaso leggero tra vasi pesanti

Ti chiedo di scusarmi, passo di là a leggere, o a scrivere, perché a letto fa troppo buio, le parole non si vedono. Il silenzio fuori si riflette contro la tenda arancione, devi tirarla tutta o non riesco ad addormentarmi, se vedo gli infissi il vetro il muro nero per l’umidità la persiana verde rosa dal tempo della pioggia che sbatte come un piede sul marciapiede della metropolitana, non riesco ad addormentarmi. Prova tu a seguire Nothing compares to you, quando è finita e come me ne sono accorta solo un minuto dopo l’inizio del jingle pubblicitario, appena in tempo per sentire che le porte della metro A direzione Battistini mi chiudevano fuori o dentro appena in tempo, mi scaldo le ginocchia sfregandole con la mano ma ancora non fa freddo abbastanza.

Ti chiedo di scusarmi, passo di là a leggere, o a scrivere, non ti sto chiedendo il permesso professoressa posso andare in bagno? sono già in piedi vicino alla cattedra e non ho paura delle possibili domande, sono preparata sulle idi di marzo e Roma che brucia e via dei Fori a piedi andata e ritorno Augusto messo in croce al primo sbaglio presso porta Labicana poi trasportato trasferito traslocato sulle passeggiate dei turisti notturni coi piedi infaticabili, al Vittoriano c’è Van Gogh ci vuoi venire con me? Non ho paura delle prenotazioni delle file interminabili dei prezzi del biglietto non ridotti della luce olandese sulle tele private, non hai bisogno del libretto universitario, porta solo un certificato medico in cui si dice che ti regge il cuore, che non dura un anno e poi è da buttare, devi rinnovare l’iscrizione dopo una prova di resistenza perché ho l’obbligo di sapere se puoi amarmi a livello non agonistico tutte le notti da questa in poi.

Ti chiedo di scusarmi, passo di là a leggere, o a scrivere, e per leggere e scrivere mi servono due libri due fogli di carta una matita che non mi spaventi per essere definitiva, ho smesso di usare il correttore in quinta ginnasio quando tenevo la porta aperta per vedere l’amore passare uscire prendere il corridoio e i miei occhi con le mani, leggi come sono vaso leggero tra vasi pesanti: sette e mezzo (Cristina, te l’ha messa nel culo), poi te ne vai anche tu su un treno che arriva in Liguria io scaldo gli scalini della stazione pensando a tutti i fiumi del mondo che si portano via gli odori come si portano via la nebbia e se di mezzo non ci fossero gli Appennini adesso potresti raggiungermi correndo nel chiaro dei confini.

E poi quello che vorrei leggere non lo leggo perché mi sento sola e quello che vorrei scrivere non lo scrivo perché mi fa paura.

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5 pensieri su “Vaso leggero tra vasi pesanti

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