I tunnel non hanno mal di testa

Cara Fedel,

ti scrivo dal profondo del mare, come diceva il tipo. Stamattina ho perso la testa, appena uscita dal trecentonove, a causa del freddo che mi prende tutte le volte che viene settembre: c’era vento e mi fischiavano le orecchie e non è servito a niente dirmi che tra poco sarebbe finito tutto. Tenevo in mano le dispense d’inglese e aspettavo il verde mentre Bernard Shaw dall’altro lato della strada parlava di musica gesticolando con una sigaretta. Ti risulta che Bernard Shaw fumasse? Io, pensavo, io da grande, il semaforo era diventato verde, io da grande voglio fare il tunnel. Attraversiamo le zebre, io e George, ci scontriamo e lui solleva il sopracciglio. Io gli faccio un sorriso senza denti, stamattina l’aria punge i nervi. Gli scrittori sono fatti così, sollevano le sopracciglia. Ci sono un sacco di vantaggi nel diventare un tunnel. Uno, per esempio è che la gente ti attraversa e tu non soffri perché sei un tunnel. Un altro è che non ti spaventa la notte. Anche se fossi delle strisce pedonali la gente ti attraverserebbe, solo che ti attraverserebbe calpestandoti. Il ragazzo davanti a me è sovrappensiero e ha le cuffie nelle orecchie e per poco non pesta la coda a un gatto che dorme sul marciapiede. Ci sono delle cose che odio, Fedel, le code dei gatti per esempio, e le bambine con le gonne rosa. Non mi piacciono i biscotti che si fanno per il due novembre e non mi piacciono quei salatini che sanno di muco piccante. Mi viene subito il mal di testa perché ho la sciarpa nell’altra borsa, stanotte ho dormito cinque ore, a Virginia Woolf non è piaciuta la rappresentazione dell’Old Vic e Fiedler non ha fatto altro che parlare di quella volta che ha baciato un uomo e dopo non ha mangiato per due giorni per non levarsi di bocca il sapore e al terzo giorno è andato da lui e gli ha chiesto di baciarlo ancora. Sono tornata a casa sperando di riposarmi, ma Elisa ha pianto tutto il giorno perché sta mettendo i dentini e io ho suggerito a sua madre di darle del rum ghiacciato, mia nonna diceva che funzionava, ma Elisa continuava a piangere e sua madre ha chiuso la porta sopra le mie mani. Come se non bastasse il cane dei vicini ha abbaiato tutto il pomeriggio, con una pausa di quattro minuti e mezzo durante i quali, immagino, avrà pisciato sulle piante grasse della signora Elle e la mia testa non passa. I tunnel non hanno mal di testa (ecco il terzo vantaggio). Tu come stai, Fedel? “Come stai” è una cosa che si chiede sempre. Io voglio sapere davvero come stai. Ho fatto una lista delle domande a cui mi piacerebbe rispondere. Ad alcune ho anche risposto, davanti allo specchio del bagno mentre provavo l’olio ai semi di lino che ho comprato qualche giorno fa. Una è Qual è il libro che ti ha cambiato la vita? E la risposta è Anna Karenina, ma non posso dirti perché, Fedel, te lo dico appena torni. A un certo punto c’è scritto Siamo tutte donne sole. Io non ci credo. Mi sono anche inventata una parola d’amore, è: rinoceronte.

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