Tu e il mal di pancia, mi passerete tutti e due

Sono stanchissimo, questo pomeriggio l’avrei passato volentieri con te.

Ti vorrei offrire un gelato, ma sono troppi chilometri, non ci stanno nel cono, nella coppetta nemmeno, posso provare con una vaschetta da mezzo chilo, in quella da mezzo chilo, lo so, se stringi un poco ci entra almeno la voglia di dimenticarci (dimenticare noi), ci ho provato con te, ci sono riuscito, non c’è voluto tanto, alla fine sono una dozzina di cucchiaiate e quando getti via il polistirolo non ci sei più, cioè, ci sei, ma ti ho mangiato, mi farai venire il mal di pancia, ma mi passerà anche quello. Tu e il mal di pancia, mi passerete tutti e due.

C’è un sole che dovresti sentire, gira di continuo e ha un ritornello sudato pieno di assoli di batteria. Fa meno male delle sigarette ed è più caldo, fa meno male di te che sei freddissima e non ti bastano le canzoni e i maglioni per farti più gentile.

Non ci penso. Ma se ci penso mi dispiace il fatto che quando mi pensi, se mi pensi, non sono il tuo solo pensiero. Mi arrabbierei, se ne avessi la forza, ma ho mal di testa ed è stata una giornata stancante e mi sento male, mi sento malissimo, sarai tu o il gelato o il fatto che anche se ti ho inghiottito non ho inghiottito i tuoi animali, continui a vivere da qualche parte senza di me ed è terribile.

Ho trovato un disco che parla di noi, ma senti tu che coglione che sono diventato, che fantastico sulla tua presenza invece di digerire la tua totale assenza, che ti tengo in mente tutte le volte che posso, così mi sento meno solo, con la tua finta compagnia, è solo un giorno così, sarà che stanotte ti ho sognato e ieri notte pure, e ti chiamavo, ti chiamavo e allargavo le braccia, da una sedia in balcone, ti chiedevo un bacio nemmeno fossi un cane, e tu mi guardavi e scoppiavi a ridere, la notte prima avevamo fatto l’amore.

Ti vorrei dire come quel poeta che sei una creatura meravigliosa che nel cielo si accompagnerebbe agli angeli, mentre qui sei compagna solo della mia anima, che non vale niente ai tuoi occhi. Non è vero quello che dici, le tue labbra sfilano parole come se le parole non avessero alcun peso, vanno via leggere, tu pensi, che ti costa dirti che sei innamorata di me? Lo faresti e io soffrirei. Le tue braccia hanno un peso leggero, mi stringono e quando penso di averti trovata non ci sei. Ti perdòno le braccia, ma è micidiale la bocca.

Non lo faccio perché sono stanco, oggi è stata una giornata vuota, banale e sola. Ma manca così poco, sento bussare continuamente alla porta, per fortuna non riesco nemmeno ad alzarmi dal letto (sei andata via ch’era ancora inverno, adesso sta per germogliare il basilico sul davanzale, fa un freddo stronzo nella mia testa, così freddo che la primavera s’è incastrata nel marciapiede di piazza Vittorio e non riesce a venir fuori nemmeno a sprangate, ma dove sei che qui senza te non fiorisce niente, la natura mi chiede il permesso di morire e io le dico di sì, muoia, io voglio che sia sempre inverno e che tu non vada mai via).

Se andassi ad aprire comincerei a disperarmi, ma per amore ho smesso di piangere nel lontano millenovecentononovantasei, quando fissavo la lavatrice e pensavo a un modo pulito elegante di farla finita, avevo quattro parole soltanto e le usavo per promettermi che non sarebbe più successo invece poi tu mi hai fregato un’altra volta.

Scusami, ho smesso di leggere, saresti molto delusa, è che ti trovavo dappertutto, ogni frase è un colpo di pistola, ho la maglietta verde piena di buchi, ti volevo chiedere se gentilmente potresti uscire dalla mia testa e andartene da un’altra parte dove non puoi farmi più del male, oppure torna, cazzo, torna, eravamo una cosa bellissima insieme, ma come hai fatto, eravamo una cosa perfetta, che diavolo ti passa per la testa, te ne vai per sempre non te ne andare mai ma torna io non conosco un modo più poetico per dirtelo sono un pezzo di merda che vuole mettersi in ginocchio e passarti tutta la vita vicino scusa ma non me ne frega niente dei libri che hai letto e mi chiedi di essere perfetto scrivimi una dichiarazione d’amore convincente che tanto abbiamo tutti una teoria sull’amore ma non ci serve a un cazzo e io non sono un poeta e non sono uno scrittore e ti voglio lo stesso e magari ti voglio di più ci hai pensato che quando la pagina è chiusa resta la vita e la vita sono io e un gelato martedì d’agosto tu dove cazzo sarai a sfinirti la vita sulle cose che ami e io sarò una gomma da masticare che hai sputato per strada ma perché non te ne vai gentilmente a fare in culo da un’altra parte che la mia testa è piena di cose che è piena di te e vorrei che esplodesse mi fa un gran male mi fai un gran male non so più se sei nella pancia o nella testa o nelle gambe mi sento liquido mi sento liquido vorrei sparire diventare un grattacielo una pietra una lancia ti vuoi decidere a tornare che qui si muore.

12 pensieri su “Tu e il mal di pancia, mi passerete tutti e due

  1. Senza parole.
    Tutto ciò che ho dentro in questo momento. Lui mi ha abbondonata per ben due volte: una in inverno ed una un mese fa.

    E mi sento fottutamente come te.

  2. Condivido, anche io mi sono sentita così e molto spesso, stupidamente, continuo. Forse non so accontentarmi di quello che il mio vecchio “lui” riesce a darmi, piccoli passi, e io invece vorrei cancellare questi brutti anni e tornare come prima.

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