ma no che non ti prendo in giro

1.

– Certo che la sorella di L. è carina.

Eh.

2.

Caro Gesù bambino, scusa se ti scrivo con largo anticipo, ma ho una cosa urgente da dirti. Vero che ultimamente non mi sono comportata tanto bene con te, ma mica potresti spuntare il sole oggi qui dove sono io? Perché così mica mi piace, c’è puzza di pioggia e non va bene. Mi sento tanto triste. Scusa se ho sbagliato a digitare qualcosa, una volta il nonno mi comprava le bic blu ed era più facile anche se ogni tanto mi cadeva l’acqua del pesciolino e si sporcava la lettera oppure la mamma mi dava la penna cancellabile che si faceva tutto l’inchiostro nella mano e combinavo gli impiastri e poi la mamma si arrabbiava e mi diceva che tu così la letterina non la leggevi ma mica era colpa mia era la penna cancellabile.

3.

– Ma sì, il pane comune lo trovi dappertutto, anche qui al forno genovese, ma dev’essere il pane comune perché se li fai col pane al burro o il pangrattato dopo i passatelli si rompono tutti.

4.

– Oh, scusi, stavo entrando con l’ombrello.

– Tanto più di così non piove.

5.

E stasera affini la lingua, non nel senso di baci, nel senso di parole. E io avrei una gran voglia di ridere, ti prego, dimmi che stasera mi farai ridere, col vino e le anguille e i gesti delle mani. Vengo a vederti, ma tu fammi girare la testa, che nonpensopiùnonpensipiù, cantiamo sbagliati a collo rovesciato e poi facciamo la cosa giusta, ci complementiamo.

6.

Tutto era per dire che ho dormito pochissime ore e quando mi sono svegliata avrei potuto vedere l’alba se l’alba ci fosse stata, ma il cielo era bianco bianchissimo e quando mi sono svegliata la prima parola che ho pensato è stata “bianco” e ho avuto paura, dovevi vedermi tremare e battere i denti e spogliarmi nuda e gridare tra i denti che questo cazzo di cielo era bianco, bianco. poi è venuta giù la pioggia e mi son cadute le braccia, non ce la posso fare, mi son detta, non finirà mai.

7.

Tutto era per dire che nelle storie c’è sempre almeno un doppio finale, tante volte ci sono altre storie che se le leggi al contrario con gli asterischi fanno un’altra storia ancora e devi tenere davanti una tabella riassuntiva esplicativa per non perderti il filo, ma anche questa è un’altra storia.

8.

E così sei arrivato al terzo finale, che fa così:

Tutto era per dire che da ore c’è un piccione sulla torretta di fronte alla mia finestra, da ore. (La tua, finestra, a dire il vero). Giuro, almeno nove ore che sta lì, non s’è mosso un secondo, verso le dieci sono venuti altri due piccioni a fargli compagnia, ma ora è di nuovo solo, si guarda le penne, tiene gli occhietti piegati verso il basso e secondo me sta cercando un modo per uccidersi, un modo che non sia buttarsi giù perché comunque di natura sa volare e questo non fa che giocare a favore del suo istinto di sopravvivenza.

9.

Siccome hai letto il terzo finale e ci sei rimasto un po’ male hai voglia di scrivermi per dirmi che non si fa così. Ecco, scrivimi che poi ti racconto una cosa. Col finale, giuro.

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