con violenta fiducia davvero

Ci siamo lasciati mentre le tue ciglia sgretolavano colonne. Io non volevo, tu non volevi. Avevi impigliato sorrisi ai rami della piazza per farli scendere in coro al mio arrivo. Non ha funzionato la danza delle nuvole, né l’architrave nel cielo. Non ti era chiaro come potessi sentire la tua mancanza. Ho provato a spiegarti che un figlio si fa insieme, sia esso di carne o di parole. Noi abbiamo fatto l’amore – per me era amore – e tu mi dici che donarsi a qualcuno non è mai vigliacco né premeditato. Io ti ho insegnato a non chiedere indietro l’affetto. Mi dici che la presunzione mi ha strappato la bocca a furia di carezze di dorso. Tra le pareti del mio peccato hai trovato rifugio e ti sei fatto piccolo e feto e mi hai aspettato invano. Solo nel momento della comunione hai arretrato la lingua davanti al mio corpo bianco e trasparente. E quando mi hai visto coi palmi volti in segno di difesa hai avuto paura e ti sei fatto saliva, hai provato a scavarmi tra le scapole, ma le ossa erano troppo dure e già scivolose e non ti ho trattenuto che a fatica. Abbiamo deciso di lasciarci senza averne coscienza né intenzione. Il nostro amore fu innominato e sfuggito e desiderato e negato. Mi hai logorato di assenze. Io tenevo raccolte in una cesta tutte le tue mancanze e le mie piccole offese. Ho fatto di tutto per ferirti, spesso riuscendoci, spesso restando ferita mio malgrado. E quando hai deciso che diventavo troppo ingombrante, quando hai deciso che non potevi più contenermi in una notte, che mi facevo miele traboccante nel cucchiaio e atomo infuriato, mi hai portato nel luogo più lontano da te e mi hai legato a una tempesta. Chi potrà perdonarti, chi dimenticare l’abbandono, se tornerai a salvarmi camminando solo sulla musica, come un vento o una luminosa leggenda. Vorrei scriverlo sulla roccia, Torna, ma è sangue sotto le unghie questa poesia che nasce imprevista. Mentre tu sei fantastico e senza vita, come un unicorno. E non meriteresti che sorrisi, la mia lingua è incapace di menzogne. E non vorrei spiegarti altro, se non le braccia. E non vorrei chiederti niente tranne il pane. Non vorrei mai vederti partire, farti metallo sui binari o mollusco nell’oceano. E vorrei al buio dedicare le storie, vere e cattive come un esodo. Ma la mia lingua è incapace di menzogne. Abili invece le mani, come sono le tue.

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7 pensieri su “con violenta fiducia davvero

  1. Non deve essere facile ritrovarsi “legati ad una tempesta”, come un pugno al cuore, sicuramente, o qualcosa del genere…
    ciao!

  2. smettila di rubare le sensazioni delle persone e poi scriverle così bene!

    no, davvero. Ti commenterei tutto, sempre dicendoti solo: bellissimo, bravissima, meraviglioso. Ma ormai sono ripetitiva.
    Io se fossi un editore ti pubblicherei subito.

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