a chi lo sa

Il treno per Catania è alle 7.44, quando arrivo alla stazione, di corsa, il mio orologio segna le 7.43.

– Scusi, è già passato quello per Catania?

– No.

– Oh, meno male!

– E’ in ritardo di venticinque minuti.

– …

Mi mancava un sacco, casa. E va bene, che problema c’è? Aspettiamo venticinque minuti, il culo sul marmo rugoso delle panchine e una signora che parla in dialetto stretto. Il mio non-luogo preferito, questo, stazione di provincia, ci sono almeno venti ragazzi che aspettano il treno per andare a scuola, alcuni fumano, qualcuno vorrebbe sparare.

C’è una giornata un po’ del cazzo fuori dal finestrino, chiudo il libro e ti scrivo un messaggio: il treno arriva un po’ in ritardo, ti chiamo dopo e poi continuo a leggere, come il ragazzo di fronte a me. Solo che io leggo un libro in italiano e lui una rivista in cirillico. E anche la ragazza accanto a noi legge, e sottolinea, con colori diversi. I ragazzi dietro di noi giocano a briscola in quattro. Siamo tutti persone molto colte.

Arrivo alla stazione di corsa e con un sonno che mi strappa gli occhi. Ieri sera ti ho scritto una letterina di sei facciate per farti gli auguri, cercando di usare una sola volta la parola auguri e nessuna volta la parola dottore. E mentre ricopiavo in bella la lettera stavo seduta sul letto e tenevo le gambe incrociate e sentivo una musichina nelle orecchie che non veniva da casa mia, era molto bello, e mio nonno mi diceva sempre di fare prima la minuta su un brogliaccio e poi di trascrivere in bella copia. Che bello mio nonno, se avesse saputo di internet avrebbe avuto un blog e avrebbe scritto un sacco e io l’avrei tumblrato sempre.

– Mari non ce l’abbiamo il tempo di passare da casa a cambiarti.

– Non ce l’abbiamo. E che problema c’è? Mi cambio in macchina.

Mi cambio in macchina. Ore nove e trenta, Catania centro. Ventitré gradi, ma Dio quanto sei bella coi tuoi occhi spalancati e bianchi, il tremolio della gente per strada e piene le strade dell’odore di neve calda che cola dal vulcano, se ti giri vedi il mare, dolce, e freddo, e hai sciolto i muscoli perché non ti serviva più difendere il corpo. Mi cambio in macchina, che problema c’è?

*

Abbracci e baci e baci e abbracci e piacere, sono Maria, sorrisi, sorrisi, ma chi siete tutti? non mi ricorderò nemmeno un nome però siete tutti così belli che mi nasce il bene nel cuore, che ci possiamo fare se siamo pieni d’amore universale e ogni tanto ci gocciola un poco fuori dalle maniche soprattutto se le maniche sono corte e c’è questa giornata aperta e tu ti sei comprata un vestito bianco e blu e siamo tutti così stupiti che non sia nero, dovresti portarli più spesso i colori perché sembri piena di luce, sei tanto contenta che ce l’ho fatta a venire e sei così tesa che cominci a dire la verità a tutti compresa quella che no quella non è una mia amica, e quello che lo sai che sei proprio stronzo?, e quella che ma perché non te ne torni a casa? sei così sincera che mi fai commuovere, ti ridiamo tutti sopra mentre aspetti di indossare la toga per l’ultima volta e diventare dottoressa magistrale e ci piaci un sacco e io pure mi becco il mio attimo di sincerità mentre ti tengo la mano e ti dico che tra un po’ finisce tutto e tu pieghi il collo e mi dici sai quando fai una preghiera con le parole giuste e quello che chiedi si avvera? ecco, tu sei il frutto di una giusta preghiera. Ma come cazzo devo fare a dirti che ti voglio bene, adesso, senza sembrare la quintessenza della retorica? Me ne fotto, te lo dico, forse mi esce un sorriso di troppo, ma spiegami chi se ne frega, sei così bella che ti vorrei dipingere.

*

Tu ci sei mai stato a Bronte? Bronte è un paese che Dio ha costruito sotto l’Etna e sopra un albero di frastuca. Frastuca vuol dire pistacchio. Se ti piace il gelato al pistacchio devi venire a Bronte. Se vieni a Bronte tutto quello che mangerai avrà dentro il pistacchio: gli arancini al pistacchio, la pasta col pistacchio, la torta col pistacchio, il pistacchio col pistacchio, il pane col pistacchio, le patate al pistacchio, l’acqua col pistacchio. Ti aspetti che i brontesi siano almeno un poco verdi. E invece no, i brontesi sono affabili e ti vogliono bene prima di conoscerti e fanno di tutto per metterti a tuo agio senza sentirsi in dovere di metterti a tuo agio. Fanno un sacco di brindisi e quando vi salutate qualcuno puzza di vino e ti tiene le braccia al collo un attimo di più.

*

Lei è così geniale che non lo dà a vedere. Muove il mondo con piccoli passi, leggera, riesce a non sollevare nemmeno la polvere. Silenzio. Le cose silenziose sono fatte per chi le può capire. Lei fa questa cosa semplice, perfetta: scrive una dedica sulla sua tesi che dice: a chi lo sa. A me sembra davvero bellissimo e lei prende subito le distanze: è di Bufalino. Però l’hai messo tu, vorrei dirle, vorrei dirle che certe volte dobbiamo essere sporchi e maleducati e prenderci le cose senza chiederle. E poi sentire un senso di colpa nell’utero e un senso d’orgoglio sulla fronte. E poi sì, mettiamo un tacco dodici il giorno della laurea e ci perdiamo nei grandi sogni tipo aprire un chiosco e vendere seltz sale e limone.

*

E mentre andiamo a Bronte abbiamo un sonno della Madonna e la macchina perde olio e la nebbia è arricciolata sugli alberi, i dischi dei freni non funzionano però abbiamo appena fatto benzina e pensiamo che la cosa più saggia da fare sia abbassare i finestrini e urlare con la scusa di cantare qui nell’aria puoi capire quando è tardi per cambiare idea e quando parte dentro marilyn ci guardiamo perché in fondo lo sappiamo io che darei per sentirmi dire che sei il mio sovversivo mio sovversivo amore siamo questi dischi belli fino un decennio fa quando non ci conoscevamo ancora e mi viene da dire peccato siamo due adolescenti che attraversano i venti e passiamo la giornata a dire a tutti che no, non siamo fidanzati, siamo solo amici, come se essere solo amici fosse una cosa che conta pochissimo.

*

Io porto i limoni e tu porti i frastuca. Qualcuno che mette i soldi per il chiosco lo troviamo.

Cin.

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