dicono che parti

I.

Dovresti vederlo, è bellissimo.

Sì?

Sì. E ha i capelli che, e la camicia nei jeans che, e la barba che.

II.

Ti giuro, sto facendo la valiga perché parto, sì, parto. No tranquillo, torno. Sì, torno presto, tranquillo, mi farò sentire, no però fatti sentire anche tu, dai. Come? Ah, sì. Sì, sto ascoltando un po’ di musica, no, non li conosci, è un gruppo che… sì mi sa che una volta te ne ho parlato. Eh, quando mai, non ti ricordi mai niente tu, sì sì, ridi, che cazzo ridi, dai. Non dire idiozie, lo sai che non ti mancherò. Nemmeno tu, nemmeno un po’. Sì, cambia discorso, sei bravo tu a cambiare discorso e comunque sì, sono riuscita a non superare i quindici chili, non mi faranno pagare eccedenze, conta che quattro chili sono solo libri. Be’, vari libri, libri vari. Lo sai che qui c’è una giornata bellissima e io ho le maniche corte e mi sembra di stare in tanti posti diversi tutti insieme è domenica e c’è questo silenzio incandescente (sì, bello silenzioincandescente) e insomma c’è questo silenzio, incandescente, sì, che mi fa tutte scintille attorno e non te lo spiegare. Sì, scusa, è la solita logorrea che mi viene quando, sì, sì, l’imbarazzo che. E allora dai, quando torni e quando torno ci vediamo e facciamo l’amore. A presto, ciao.

III.

Abbassa quella cazzo di musica, dai.

Nonò, l’ascolto forte. Forte che si sente che divento tutta una canzone.

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