Ho una frase che mi gira in testa

Un cosino in bianco e nero al centro dello schermo. Ho una frase che mi gira in testa da quattro giorni ma non so che farci. E due scene che mi girano in testa ma non so che farci. Tu che mi scrivi che hai più titoli che racconti. Sì, e già i titoli dei racconti sono una cosa difficile da scrivere. Io che non voglio essere questo adesso. Io che cosa sono adesso? Tu che tiri fuori dall’armadio gli scheletri e i biscotti al cioccolato, ma che ci fai coi biscotti al cioccolato nell’armadio? Sì, li mangiamo assieme, sì, li vomitiamo assieme.

Ho queste frasi che mi girano in testa ma non so che farci e non so nemmeno se sono mie, se sono tue, se hanno messo radici nelle terre di nessuno, e lo slargo dei lavori in corso per la nuova stazione, Dio lo sa quando metteranno su un ponte per venirci incontro ed evitare le salite, le discese, fare l’amore in pianura per non cadere e Roma è piena di colli, sono sette, il mio è uno solo e non ha carezze.

Le cose che ho smesso di leggere perché non m’interessavano più forse non mi hanno interessata mai, tu che metti i punti, tu che menti in punta di voce, come le api, e la tartaruga che avevo in giardino una mattina è scomparsa, non è rimasto nemmeno il carapace. Io che ti do i nomi dei cartoni animati per portarti nella mia vita quando ancora non c’era niente, solo i toast col formaggio che mi preparava mio nonno e i fumetti e io che aspettavo il mese dopo per leggere le storie nuove degli scoiattoli. Le cose che hai smesso di leggere perché non t’interessavano più forse non ti sono interessate mai.

Mi finirà questo languore e a questo punto dovresti chiederti quale sia il senso del verbo finire, se una cosa che passa o una cosa che uccide e uno dei due soltanto riuscirà a sopravvivere a questa mancanza di ossigeno. Io che ritaglio le bambole seduta in poltrona ho ventiquattro anni appesi come orecchini circolari alle braccia e sento te che leggi senza ispirazione alcuna con la stanza buia e i teli venuti giù come un disastro. Tu che mi dici sei bellissima mentre reciti una parte, le cose importanti da fare la prossima settimana, io che mi sveglio con quest’amarezza in gola e il bisogno di sistemare casa. Quello che è fuori non è dentro, e sì che ti scrivo la storia e appena torno felice te la regalo, vorrei dirti che mi dispiace e mi dispiaccio anch’io, non sono sicura che sia solo per empatia.

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