fregola (se non ora)

C’è questo romanzo di Primo Levi dal titolo bellissimo: Se non ora, quando?

La sveglia suona alle sette e un quarto per errore e dentro la radio c’è la voce di Platinette che dice Buongiorno e dentro al letto ci sono io che rispondo Ma vaffanculo. Dovrei passare in redazione, arrivare all’università, comprare delle cosine da A&S, devo vestirmi, dopo comincio Bergson oppure Pirandello, oppure mi metto a letto con te che mi racconti Hopper e Carver: Hopper e Carver che insieme non sono mai esistiti, un po’ come me e te, che mi racconti storie che non sono mai esistite ma tutti e due facciamo finta di sì.

Ecco come comincia, la storia. Coi castelli di aria.

Stamattina mi sveglio con una fregola irraccontabile. “Fregola” non faceva parte del mio vocabolario, l’ho imparata da Gloria ed è una parola che mi piace talmente tanto che la uso ogni volta che posso. Stamattina posso. Stamattina penso Stamattina mi alzo e sicuramente piove e prendo l’ombrello e ti chiamo. Ma l’ombrello è rotto, il pigiama non si toglie e mi tengo la fregola ficcata nelle unghie.

– Dobbiamo stare insieme almeno fino a primavera: ho voglia di abbracciarti mezza nuda.

Tu che mi scrivi messaggi lunghissimi in cui mi chiedi se esisti davvero oppure no. Perché c’è gente che non ti guarda. Non è che ti aspetti tanto da lei, solo un po’ di considerazione. Io vorrei risponderti che è impossibile: pretendere che qualcuno ti ami. Che se potessi fare una magia la farei per te. Ma le magie non le so fare e si vede. E quindi dovrai puntare i piedi e pensare che non ti viene tolto niente e che in ogni caso l’affetto non fu mai sprecato. Batterai i pugni, invece, e ti chiederai perché. Perché sì, perché succede che si soffre, come succede che piove.

– Però peccato. No, dico: peccato.

Il cane dei vicini stanotte abbaiava con cadenza regolare. Mi rilassa perché mi ricorda la casa in cui vivevo da bambina. Mi sono addormentata col cane stanotte, ho sognato il mare, io che vado da mia sorella (ma da mia sorella non c’è il mare) e passeggio sulla spiaggia e sulla spiaggia c’è fango e io affondo a ogni passo, vicino all’orizzonte c’è una festa con la legna accatastata e quando arrivo inciampo e cado e nessuno mi vede: mi guardano tutti perché non ero stata invitata.

… della stessa sostanza dei sogni.

C’è questo romanzo di Primo Levi dal titolo bellissimo: Se non ora, quando? Che se non fai in fretta l’acqua si asciuga, il prezzemolo diventa giallo, la tempera si secca, le mie domande si fanno ruggine, e le tue risposte non arrivano mai, come il momento giusto, che non esiste, che diventa solo: se non ora, quando?

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