Ele, Lucio, Aurelio e anch’io

(Qui è freddo da sei giorni, negli ultimi tre è venuta giù anche la neve, gli altri non la vedono ma io la sento bene.)

A Ele basterebbe che il suo ragazzo fosse più presente, che appallottolasse quattrocento chilometri come un foglio di carta e le mettesse un anello al dito. Ma dev’essere proprio così difficile? Oppure che la chiamasse più spesso, o che le facesse sentire che c’è (fammi sentire che ci sei), che le chiedesse di fare il caffè, gli dà ancora qualche mese, poi che si fa. Io mi arrabbio perché Ele quando ride è proprio bella, solo che non ride mai o ride solo se la faccio ridere e se sapessi fare la ruota sotto la pioggia io la farei per lei.

Lucio quando arriva ha una giacca a vento scura e un berretto. Lucio fa la collezione di berretti, ma ha cominciato da poco e ne ha soltanto dodici. Come stai? Sto bene. L’ho già detto che come-stai-sto-sempre-bene. E ha lasciato la ragazza, era diventata insopportabile, a un certo punto gli ha detto Prima di san Valentino devi smettere di fumare, che già che tu mi imponga di non fumare è una pretesa assurda, poi te ne esci con questa storia di san Valentino a me proprio non va giù, sei proprio patetica. Sorrido. Sorride. Mi dice Ti va un caffè. A me non va, l’ho già preso e in più piove e non ho l’ombrello.

– Allora fumiamo insieme?

– No, grazie, ho smesso.

Aurelio è venuto a prenotarsi per l’esame di storia moderna, ma possibile che a lettere nessuno sappia usare il computer e lui deve farsi ogni volta quaranta minuti di treno, undici di metropolitana e due fermate d’autobus per scrivere il suo cazzo di nome su un cazzo di foglio? Sì, Aure’, possibile. Aurelio ha un nome strano e quando ci siamo conosciuti mi ha detto, Ti prego, non raccontarmi la storia del cavallo e della civetta che sennò mi metto a urlare. Aurelio parla un sacco e quando sto con lui il tempo non lo sento e la fatica di parlare nemmeno. Aurelio ogni volta che ci vediamo ha sempre una barzelletta nuova da raccontare oppure una storia pazzesca che gli è successa e che fa ridere. Sono le quattro e devo prendere le dispense di filologia (preparare un esame in dieci giorni).

– Oh, ti racconto questa, ti racconto questa, vuoi ridere?

– No, grazie, ho smesso.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...