cinque e quarantacinque

1. stamattina

Stamattina ho girato per un’ora a Villa Borghese per trovare la Casa della Musica, ma la Casa della Musica non esiste e avevo scritto male sull’agenda. In compenso ho visto la Casina del Lago e c’erano le paperelle, la Casina di Raffaello e c’erano due che fumavano, e tutti quelli a cui ho chiesto: scusi, sa dirmi dov’è la Casa della Musica?, alla fine mi volevano bene perché mi sorridevano un sacco. Sì, però Villa Borghese è bella, ed è così grande che dentro ci sono i nomi delle vie.

Stamattina mi ero messa carina, con la gonna e gli orecchini e tutto, perché dovevo conoscere un autore, e quando l’ho fermato mi tremavano le mani e non mi funzionava la penna e quando ho scritto la mia mail sul biglietto da visita il mio nome era tutto un budino. Però mi ha detto grazie, mi ha sorriso e quindi penso che alla fine è andata bene.

*

2. teorie sull’amore

“Matteo, ce la smetti di parlare con gli altri mentre sei con me al telefono?”

Esclusività, possesso.

“Lo sai che sei il primo che ha sentito la mia voce appena sveglia?”

Intimità, tenerezza.

“…”

Silenzio. Assenza.

*

3. cinque e quarantacinque

Piazzale del Verano è sempre pieno di studenti. L’indiano è riuscito a vendermi un ombrello a tre euro perché io sono la deficiente che stamattina ha pensato: dai, oggi non piove.

– Che colore lo vuoi?

– Questo azzurro.

Questo azzurro è l’ombrello che tengo in mano in mezzo ad altri neri, uno rosa e uno con le stampe di Klimt. Questo mio, è azzurro. Io e questi altri ombrelli aspettiamo l’autobus. Dovrei prendere il 163 o il 443 o il 448 circolare, che sarebbe l’ideale così riparte subito. Invece arriva il cinque e quarantacinque e sul paletto c’è scritto Tiburtina, allora salgo.

Il cinque e quarantacinque sulla Tiburtina non va. Sulla Tiburtina che interessa a me, non va. Il cinque e quarantacinque gira in via di Portonaccio. E mi ferma lì. Stessa fermata del 401, del 409, insomma, stessa fermata.

Hanno attaccato al muro dei manifesti coloratissimi per sponsorizzare il Festival delle Eccellenze. Hanno coperto il muro, che in fondo era solo un muro coi miei respiri intrappolati in mezzo. Chissà se la pioggia lava via gli odori, le mani, chissà se lava via tutto. C’è una ragazza che piange ma non si vede. È la pioggia: è sempre la pioggia. È anche questo cazzo di freddo, penso, che congela tutto a una temperatura irragionevole. Chissà se domani le strade sapranno ancora di muffa, di umido disperso e di vomito annacquato nella notte. Se resiste l’erba, calpestata dalle ruote delle biciclette, calpestata in direzione Casalbertone o Pigneto, calpestata dal ragazzo con la ventiquattrore e lo sguardo perso che aspetta il verde con me, calpestata da tutti, calpestata anche da te, se resiste l’erba, penso, posso resistere anch’io.

*

Non è la pioggia, dopotutto.

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