oggi sull’autobus un uomo si è seduto al mio fianco

Come si fanno le sei, come si riempie il pomeriggio di cose inutili che trovi bellissime, come s’invade il cielo nelle vene, come si fa a non sorridere se a gennaio Roma sembra una primavera senza freddo.
La parola che dico di più oggi è domani. Isa ci vediamo domani, Rome a domani, tornerò domani, passo da te domani, di mattina, ho un libro da comprare domani, devo studiare delle cose domani, prendere delle fotocopie all’università, domani che sennò poi si fa troppo tardi, domani perché l’esame è tra qualche giorno, domani perché venerdì è un giorno della settimana bellissimo, domani la metro chiude tardi.
Scrivo le parole in accattiemmeelle, l’avevi mai pensata così? Lo sai che prima di internet le parole almeno erano reali e adesso invece, adesso che non esistono più, sono diventate vere?
Oggi sull’autobus un uomo si è seduto al mio fianco. E io leggevo un libro, uno dei pochi che riesco a leggere sui mezzi. E dopo venti minuti che mi stava zitto accanto mi dice: lei è l’unica che invece di guardare la televisione legge un libro. E io rispondo: non credo che sia così, e sorrido. Aggiungo anche: penso che siamo in tanti a leggere i libri. E lui butta gli occhi sulle righe e mi chiede: cosa legge? Io chiudo il libro e gli mostro la copertina. E lui mi dice: è una bella edizione. Io resto sorpresa perché da copione avrebbe dovuto chiedermi “e di che parla?”. Sì, è una bella edizione, rispondo. Lei studia? Sì. Lettere? (Ce l’ho scritto in faccia che sono una sfigata, vero?) Sì, lettere. Vuole insegnare? No, voglio fare i libri. Io di libri ne ho fatti trentadue, e ho novant’anni… è il mio mestiere.
Io penso che nel mio universo gravitano scrittori e parole come pianeti. Che anche se te ne stai seduta su un autobus e ti fai i cazzi tuoi certe cose ti vengono a cercare, ti chiamano, ti urlano proprio contro. Tipo la vocazione dei preti, che ne so. Io mi attiro le cose che voglio. Io voglio attirare sempre le cose che voglio.
Deve scendere, è la sua fermata. E prima di andare via mi dice: auguri per tutto. Studi sempre, perché la cultura, dopo l’amore, è la cosa più importante. Dice proprio così, dopo l’amore. Dice anche che della letteratura ogni tanto se ne può fare a meno, ma dell’amore no. Ecco, hai ragione, vorrei dirgli, hai proprio ragione. Invece non gli chiedo neanche come si chiama e gli dico solo arrivederci, ed era un arrivederci sincero.
Io alla letteratura sostituirei solo i bambini oppure gli abbracci. Oppure gli abbracci per fare i bambini. Poi però ai nostri bambini leggiamo i libri la sera, quelli che fanno paura e quelli che fanno sorridere. Così crescono forti, con le storie, i nostri bambini vengono su come querce.

2 pensieri su “oggi sull’autobus un uomo si è seduto al mio fianco

  1. forse era la linea che prendevo (che però passava davanti a 3 librerie e 2 case editrici), ma sul mio bus mi si sedevano accanto solo immigrati… e io non posso leggere sui bus perché mi viene la nausea e allora pensavo “come mi piacerebbe sapere che dicono”. però te lo invidio il tuo novantenne dei libri e dell’amore, anche se visto che non avrei avuto un libro in mano, ma solo in borsa, con me non avrebbe parlato e anche se sarei diventata rossa in faccia, perché in fondo sono una timida, se per caso il libro del momento fosse stato così bello da battere la nausea. allora è evidente che io non mi attiro le cose che voglio, pure se le voglio quasi più dell’aria, ché in questi ultimi tempi ho scoperto il piacere dell’apnea. e allora devo decidere ad andarmele a prendere, direi.

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