questo doveva essere online lunedì notte

Arrivi e piove, e c’è freddo. Te lo aspettavi. Hai qualche ora di autonomia e la passi in un centro commerciale a provarti vestiti scontati del quaranta che non sono della tua taglia. A casa fai un aperitivo in solitaria con antinfiammatori e gocce decongestionanti. Ti lavi i capelli, ti vesti, ti trucchi, realizzi che a) puoi respirare, b) puoi sorridere. E sorridi, e respiri. Agli appuntamenti – come donna fai pena – preferisci arrivare in anticipo. Ti piace, salutare tutti man mano che arrivano.

 

La prima cosa che senti è il tacco. La prima cosa che vedi è un sorriso biondissimo. La prima cosa che fai è abbracciarla mentre ti cancella via i giorni asciutti delle vacanze. La prima cosa che dici è sei bella, la seconda mi sei mancata. La terza è la terza. Lei si mette su una faccia seria e assorta e all’improvviso capisci tutto. Si scioglie nell’acqua del marciapiede, si disperde, come luce che sfreccia sulle vetrine. Ti senti i polsi liberi, liberi e vuoti. Non lo sai se ti piace. Ci pensi un po’, poi non ci pensi più tutta la sera.

 

Poi non ti basta, abbracci un cerchietto bianco sottile, un cappotto colorato, un cappuccio scuro, un maglioncino Lacoste. Una cosa che non ti sembra vera è il formicolio alle mani, la circolazione del sangue che riprende, la punta delle dita che diventa rossa. Al ristorante ordini cose che neanche leggi, vai a intuito, ti fidi dei loro gusti.

 

Il vino è bianco o rosso. Ci sono nomi propri che tanto non legge nessuno. Il vino è rosso. Le portate girano perché tutti mangiano tutto: abbiamo dodici mani ma una sola bocca. Se fai mente locale non te lo sai spiegare. Quando è stata la prima volta che. Qual è stato il momento preciso in cui. Ti sembra di sorridere da sempre, ti sembra di non aver fatto mai niente di così divertente. Ti sembra l’ennesima volta che cenate assieme. E sarà il vino o qualche altra magia, ma non sei mai in imbarazzo, e non stai affatto fingendo di divertirti, e ti dispiace che tra mezz’ora, un’ora, due ore, andrai via salutando con la mano.

 

Ti vorresti portare tutto a casa, tutti. Tutte le cose buone di una sola sera. I toast di gamberetti e il riso croccante che si attacca ai denti e le agendine scarabocchiate e le liste studiate nel dettaglio e poi improvvisate e le battute che non facevano ridere e il senso di gratitudine sospeso tra il gelato e il conto e questa cosa che non sai spiegare, che non ti va per niente di spiegare, e il vino rosso e le domande servite sul piatto rotante e le voci ovattate e tutte le speranze buone e le idee e le proposte scartate e i libri sconosciuti e i progetti per il futuro e l’ottimismo delle colazioni e i viaggi che farai, che farete, che non si faranno mai e le feste e le serate e le musiche che non sai dove pescare e le parole che non sai come scrivere e gli abbracci che non hai dato per timidezza (e gli abbracci che non hai dato per timidezza).

3 pensieri su “questo doveva essere online lunedì notte

  1. Ma tu scrivi benissimo. Davvero.
    Sai no? Quando una persona legge e pensa “ah sì, è proprio ciò che continuo a pensare e che non so mai come dire perchè non trovo le parole”. E tu le trovi.

    Contenta di averti trovata.

  2. Sappi che sto passando tutta la domenica pomeriggio a leggere il tuo blog.

    Tra le righe ho notato anche il nome di una città, Forlì. Sei di Forlì?

    Perchè si dà il caso che sia anche la mia città :)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...