Le cose finché non le fai (#1)

La sindrome di Stendhal è una cosa che ti viene quando sei davanti alla Venere di Botticelli, tipo. Il cuore ti batte a mille, ti gira la testa e ti sembra di svenire. Quando ho imparato questa cosa ho pensato: ma figurati se esiste davvero. sarà una cosa inventata dal circolo degli artisti romantici, da Goethe e compagni, da Byron, chessò. Però l’idea era bella. Del resto la letteratura è una gran presa per il culo. Uno ti racconta cose che non esistono e tu ci credi. Lo sai che non esistono, però hai una gran voglia di crederci.

Invece la prima volta che sono stata a Castel sant’Angelo ho visto una lettera autografa di Leopardi. Ho visto Giotto e i futuristi, ho visto Botticelli e gli affreschi imperiali. Tutte cose belle. Belle, le guardi e pensi: oh, che bello. Anche La pietà, la guardi e pensi: ma che bella che sei. Però con la lettera di Giacomo è stata un’altra cosa.

La sindrome di Stendhal è quando hai davanti un foglio, dell’inchiostro e le “d” con gli svolazzi e pensi solo cazzocazzocazzocazzo. Il fiato si accorcia e il cuore non ha più sangue da pompare. Sorridi, poi non ce la fai, hai le gambe di ricotta e ti senti pesantissima. E la testa ti gira, sì, ti gira, ti si annebbia la vista e pensi, se svengo Mari ce la fa a tenermi? T’inventi tecniche di respirazione che non funzionano, ti mangi gli occhi e le mani ti tremano. Poi, magari, succede pure che piangi, piano, piano che non te ne accorgi nemmeno.

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