[…]

Ti guardi allo specchio, tenti invano di rassettare i capelli, hai gli occhi arrossati e sporchi della giornata. Tiri via dalle spalle quel poco di polvere che hai portato con te, sei pronta a rimetterti in viaggio. Sei sempre tu e non ti è stato tolto niente. Quello che brucia all’altezza del cuore non è il cuore. Ti chiedi perché da qualche giorno le parole ti vengono alle mani spiegate, aperte, sdraiate come animali sopra l’erba. Ti chiedi perché hai smesso di singhiozzare e se sorridere di nascosto ultimamente sia stato effettivamente un bene. Ti togli risposte dalla bocca come fossero rossetto. Dici che non t’importa e sai che non è vero. Ti chiedi cosa vorresti, se è poi vero che vorresti di più. Ti chiedi dove stai andando, e dove ti porterai. Continui col dorso della mano, parole come se sputassi sangue. Le cose del mondo fuori non ti toccano. Senti solo freddo. Vorresti essere in pianura, vorresti avere le palpebre al sole. Le cose del mondo le tieni tutte dentro.  Quello che brucia all’altezza del cuore forse è il cuore. Ti serve un nuovo scopo, ti serve lasciar perdere, ti serve un tempo nuovo. Ti serve un poco di lucidità, un paio di scarpe nuove per andare, ti serve un altro aggettivo perché questo l’hai già ripetuto tre volte e tre volte non ti sembrano comunque sufficienti. Ti serve sapere come fare a proteggerti, proprio stavolta che non era previsto alcun rischio. Ti serve scappare e un tiro di fiato più lungo, per rimanere al di qua del confine.

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