piove nero d’avola sopra san lorenzo

E quindi ci ritroviamo più o meno come si doveva, coi crostini ai salumi e due bicchieri di nero d’avola, due bicchieri a testa intendo, e dopo il secondo giro eravamo già indivisibili. Ci trasciniamo dietro parole per tre ore ché quando si fanno le nove io capisco perché l’amore e il tempo non vanno mai d’accordo.

Ora mentre lo scrivo penso a quella fiaba bellissima che è il piccolo principe e quella scena abusata della volpe e del piccolo principe (appunto) dove lei si fa un sacco di pippe perché aspetta che lui ritorni e conta i minuti che si rivoltano all’indietro nel lago, o almeno io me la ricordo così. (Io quando l’ho letta avevo già sedici anni e quel giorno non sono andata a scuola proprio per leggere il libro e quando l’ho finito ho pianto e ho pensato che quella era una cosa che mi sarei cucita sotto pelle.) Io anche sono una che nella vita a un certo punto si ritrova ad aspettare qualcuno oppure qualcosa. E quando non aspetto nessuno mi sento piena di vita ma mi manca qualcosa e quel qualcosa, io penso, è l’attesa. L’attesa è una cosa lucida e sognante che ti prende coi crampi allo stomaco e la confondi con l’appendicite. Quando aspetti qualcuno è perché un poco sei innamorata (questo lo diceva anche Barthes).

Comunque la parte più bella di tutte è questa: quando entriamo in un bar in cui c’è il tizio al bancone e le luci accese e la musica e tutto e quello fa, “ma lo sapete che è chiuso, vero?” e io vorrei dirgli, “e da cosa dovevamo capirlo di preciso?”, e invece ci scusiamo, sorridiamo e andiamo via.

Mentre la parte più assurda di tutte è questa: quando  entriamo in un pub e ordiniamo e brindiamo e attacchiamo a parlare e a un certo punto dalle casse del locale parte Bigmouth strikes again e io impallidisco, la fetta di salame mi va di traverso e quando mi riprendo finalmente sorrido.

Invece la parte più strana di tutte è questa: quando usciamo e piove e sento che la serata sta finendo e io mi sono presa una pausa dal mondo e la mia pausa ha lettere maiuscole e occhi buoni che vorrei proteggere da tutte le parole e soprattutto dai troppi silenzi.

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3 pensieri su “piove nero d’avola sopra san lorenzo

  1. questo pezzo è bellissimo. ti ho trovata per caso nel mare di internet… e sono felice perchè mi piace leggerti. posso chiederti solo una cosa? il titolo fa riferimento alle stelle cadenti?ai sogni, a quella condizione in cui ci si trova quando desideri qualcosa?se mai mi dovessi rispondere,in anticipo ti dico grazie.

  2. oh, molly, che carina che sei! grazie a te per il commento, leggerlo è stato tutto un sorriso.
    il titolo, più prosaicamente, fa riferimento al fatto che quella sera, sul quartiere san Lorenzo di Roma, pioveva, e io e la persona in questione abbiamo brindato con nero d’avola. ecco, ho messo tutto insieme e ho fatto un frullato. però sai, la tua interpretazione è molto bella e quindi sono io a ringraziarti per averne dato (per avermi dato) un senso in più. :)

  3. 1_ grazie per avermi risposto… io al quartiere s. lorenzo non ci avevo pensato.
    2_ non conoscevo “Bigmouth strikes again”. zio iutub mi ha dato una mano, provvidenziale, e fra le versioni trovate, ho preferito quella dei placebo ma forse nel tuo testo ci stava meglio la versione originale degli Smiths.
    3_ scrivi ancora cose così ti prego, che mi risvegliano sentimenti sopiti. tu nn mi conosci, sono una ragazza, come tante che vive un momento in cui l’amore non c’è e vive in quella condizione di attesa che tu, tanto bene, sei riuscita a descrivere.
    4_ a presto :))))

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