Booking bag

La prima volta che entro in Fiera è sabato. E’ tutto come l’anno scorso: la navetta, la biglietteria fuori, il Palazzo gigantesco (rispetto a me comunque è gigantesco).

I motivi per cui sono contenta sono: a) ho l’ingresso omaggio; b) rivedo Valu e la redazione strafiga; c) rivedo dei vecchi compagniamici del corsolager; d) sto con l’altra redazione strafiga; e) mi compro un botto di libri scontati.

(N.B.: di conseguenza è ovvio che appena entrata mi metto a ridere come una matta.)

L’acquisto del primo libro è sempre doloroso. E’ come fare l’amore la prima volta. Devi scegliere quello giusto, devi essere pronta e soprattutto devi essere convinta. Dopo quaranta minuti decido che il primo a finire nella mia shopping bag è un Voland. Il libro comincia così: con uno che spiega a un altro (o un’altra ancora non lo so di preciso) l’importanza della lettera maiuscola: di come segni un principio, di come metta nero dove prima era solo vuoto. Leggo il primo capoverso e sborso subito entusiasta i miei dodici euro.

Dopo aver vagato per altri quaranta minuti decido che tocca a minimum (fax). Qui è facile: Carver e Wallace. Sto dieci minuti a scegliere quale di Carver e quale di Wallace. A un certo punto mi convinco che comprare libri pari allo stesso stand porta sfiga e mi prendo anche Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparimare sé stessi), perché mi piace l’incipit. Sborso soddisfatta i miei ventisei euro e gongolo giubilante quando ricevo in omaggio un altro libro di Carver: ho appena conquistato il mondo.

(Io e i ragazzi pranziamo assieme. Siamo stanchi e non c’è un particolare entusiasmo. E’ come se avessimo passato ogni giorno delle nostre vite a pranzare allo stesso tavolo. Ridiamo ma ci raccontiamo poco. Facciamo progetti, facciamo supposizioni ridicole sull’uso di un microchip impiantato sotto pelle. Poi mentre ci spostiamo ché un piccione sta quasi per cagarci in testa io penso Cazzo, gli voglio bene.)

Scegliere un libro non sempre è facile. Perché se ne compri uno ne escludi altri cento potenziali. Io quando compro un libro mi sento sempre un po’ crudele nei confronti di tutti quelli che non ho comprato. Poi dico Vabbè, non è cattiveria, è che non c’ho una lira, e mi perdono un poco.

Alla fine mi mancava qualcosa. Non sapevo dove andare. Castelvecchi, DeriveApprodi, ISBN. Italiani, stranieri. Prosa, poesia. Saggi, romanzi. Ho indugiato anche sui libri per bambini, ho letto quarte e risvolti di cui potenzialmente non mi fregava nulla, ho fatto il giro degli stand per enne volte,

e alla fine ho scelto te.

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