ventisette giugno

Davvero le nostre vite si sono così slabbrate? Siamo finiti davvero così lontani? Scaraventati in posti diversi come corpi lacerati da un’esplosione? Mancano pochi giorni, e io credo di aver perduto una ricchezza. Davvero a tutta questa gioia non si può trovare rimedio? A questi sorrisi cuciti con punti stretti ai lobi?

Io vorrei sciogliere l’acqua dei fiumi che ci separano. Perché tra noi c’è sempre una distanza fisica e naturale. La terra che germoglia i vermi oggi mi ha portato una lettera, una notizia, una cartolina gualcita dalle mani nere dei corrieri. Diceva che sei assente come mai. Sono salita in camera, col passo lento e goffo di una coccinella e ho imbrattato nuovi fogli per te, nuove illusioni. Sei un pensiero che ritorna come una cometa. Quando non ci sei non sento dolore, se torni l’infelicità mi assale e la colpa bianca di non averti e non averti avuto.

Ti schiudo la gabbia.

So che tornerai.

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