io preferivo stare

io preferivo guardare i treni

rovinare i binari in corsa

sfregando contro le rotaie,

come i tacchi cocciuti di un mulo.

Scavando, dagli occhi del sole,

le schegge brillanti della lamiera

quando si staccano di colpo

come una risata dal suolo.

io preferivo correre

pochi metri prima di cadere

sulla resina calda della mia terrazza.

Le ombre corte sulle mammelle verdi

crescevano dopo il tramonto

e si annodavano ai miei capelli corti,

— così si rafforzano — diceva, guardandomi

con gli occhi sopra il mio taglio maschile.

io preferivo piangere, tutte le volte

che un rimprovero mi spaccava la testa

entrandovi come un nugolo di mosche

o un vento ostile di novembre.

io preferivo

stare muta, seduta, su uno sgabello di plastica

con i palmi a sorreggere il mento

a guardare i cartoni aspettando la notte.

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