eeg

vado dove non mi conosce nessuno a sfondarmi il cuore di stanchezza. ogni pensiero è un capello cattivo. fibre dure e spinose e secche che intessono tutte il midollo spinale. mi ripiego cercandomi la coda. l’aria che mordo sembra carbone. il mio dubbio è che io in realtà sia un fossile a cui hanno dato un nome. preso dalle stelle oppure dalla storia. cose delle quali comunque fai un uso relativo nel corso della vita.

vengo qui perché non mi cerca nessuno. perché nessuno mi chiede di fare la guerra ai cliché. nessuno mi chiede di impaginare uno scritto o di correggere una bozza o di editare un racconto che di per sé fa schifo o di controllare una traduzione che poteva essere migliore.

vengo, e dimentico tutto. mi guardo dentro e dietro la fronte ho uno squilibrio d’umori che potrebbe essere letale. Sacche cerebrali si riempiono di acidi e altre sacche svuotano endorfine. Ma quale corteccia? Piuttosto placenta che avvolge una dozzina – non più – di movimenti sinaptici. Una struttura labile e troppo molle per essere catturata dal video. la scarsa attività che mi sovrasta il collo è inferiore al livello di vita minimo riscontrabile in un eeg.

il rapporto è quindi inequivocabile: morte di qualcosa in corpo caldo. quando piango mi accorgo che è vero. l’acqua che scioglie il trucco è malata. l’oculista dice ch’è secca, secondo me è soltanto stantìa. non posso riportare indietro il tempo. inoizibma eim el ierednamir otrec id issetop es.

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2 pensieri su “eeg

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