Colloquium vitae

Stavolta ti concedo un punto di vantaggio. Ma le nostre armi sono state impari, e la lotta sleale. Non te ne faccio una colpa, tu sei stata imperterrita e spietata come sempre, come sai essere tu. Affinavi le tattiche mentre io mi sollazzavo tra un vizio e l’altro. Mi lasciavo andare all’accidia, alla tristezza, alla confusione. Hai vinto la battaglia perché hai trovato un avversario che si concentra a fatica. Che si lascia distrarre dalle inutili sciocchezze quotidiane. Quindi, vedi, non hai colpa. La tua abilità e la tua capacità di scelta hanno avuto la meglio. Ma voglio dire, a te che oggi te ne vai vincente a passeggiare il giorno, voglio dirti che non è finita. Saprò diventare secca e ascetica, saprò costruire nuovi armamenti, mi preparerò all’attacco e non più alla difesa. Sarai costretta a indietreggiare fino a svenire di stanchezza. Io misurerò la distanza, la forza e il colpo. Peccherò di clemenza e ti lascerò la possibilità di sconvolgermi ancora. Ma sarà provarmi – una volta e un’altra ancora. Finché ci arrenderemo l’una all’altra, riconciliandoci poco prima della fine.

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