Quando fu luce

E quando fu luce

fu di nuovo freddo.

E’ rimasto tutto intatto:

il caffè nella dipensa,

il sale sul comodino,

i miei occhi di marmo.

Il mio gerundio che scolla la pelle,

il corpo scarnificato che smette di parlare.

Fu luce e quando fu luce

s’annegava nell’acqua gonfia.

Il mare ha cancellato la spiaggia.

L’ho visto, oggi, con l’ossessione della pulizia

sfregare via gli ultimi ciottoli

con le onde stropicciate

e la fronte di spuma sudata.

Ancora buio era

all’orizzonte.

All’orizzonte una goccia

rossa di plastica si lasciava andare

come una goccia rossa di occhio

dal mio occhio si lascia cadere.

Quindi la lingua che uso

-che non ho più in bocca-

ha cancellato la mia seconda persona,

la diciottesima lettera dell’alfabeto,

e la successiva ancora.

Si affida con solerzia all’impersonale,

un uditorio indistinto, un teatro

viscerale. Il primo spettatore

è Seneca, il secondo Epicuro

e quindi io.

Con la sola voce, senza corpo,

senza peso, senza ferite,

quindi,

io.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...