Virtuale

quando mi sarò liberata dei luoghi. delle radici sporche, dei tronchi cavi e porosi. delle chiome chiare d’autunno. quando non avrò bisogno più di mangiare tuorli e lievito. quando leviterò nel sonno perché avrò finalmente scollate le palpebre. quando mi pulirò dei peli, dei nei, delle unghie. quando mi sarò liberata della mia faccia buona, di questi occhi maltrattati, urlati a sangue. quando avrò lanciato le mie labbra oltre il confine del pianto. quando sarà vero. quando avrò perso la strada, la giacca e perfino l’odore. quando non avrò più bisogno di uscire per comprare innecessarietà e neppure libri. e le mie gambe non mi serviranno per correre da un posto all’altro, da una fermata all’altra, ma saranno un peso morto su cui appoggiare la macchina calda di vita. quando sarà possibile dimenticare i nomi veri e inventarsi fascinerie e note leggere come pugnali. come ad esempio bianca, babele, grimilde, ishà, aletto, megera o tisifone. quando ci si potrà inventare un senso, un significato e nasconderlo in un mucchio ordinato di sillabe. quando non avrò più madri, sorelle, compagni o nemici ma soltanto parole. e il mio cuore sarà esploso per il troppo ridere o per le fantasie bugiarde scritte con indice e medio destri e sinistri. quando lo spazio tra me e un altro sarà una barra troppo corta e larga solo pochi centimetri. quando non proverò più imbarazzo per la mia grave presenza. quando il divano sarà una fotografia e l’amore un disegno. quando mi sarò liberata del tempo. dilavoraredistudiaredimangiarediscoparedidefecaredisuggerirediascoltarediparlare. quando non avrò più bisogno di aspettare il momento giusto perché non ci saranno più momenti opportuni o inadatti. e le mie spalle si libereranno dall’ansia. quando dimenticherò la mia reale ipocondria, o la paura di addormentarmi la sera.

e non avrò bisogno più di respirare

di gonfiare o sgonfiare polmoni

e non avrò bisogno più di indicare

perché le mie mani saranno palmi consumati dalla scrittura

e non avrò più bisogno di mendicare

perché tutti abiteranno nel mio corpo

e non avrò bisogno più di cantare

perché sulla tastiera non esiste voce

e nessuna parola sale poetessa agli occhi

neppure ‘vocabolario’, neppure ‘necessità’

neppure ‘sogno’, neppure ‘ala’

neppure ‘evasione’, neppure ‘salvezza’

neppure ‘esistenza’, neppure ‘realtà’.

solo ‘intangibile’. mi circonda un pensiero:

che la mia realtà in realtà non è vita vera.

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