AH.

AH.

solitudine che spacca ogni contatto un tentativo un nembostrato uno scroscio pluviale un senso umido marcio ricoperto di muffa il chakra della mia gola che non so disegnare l’incapacità il mio insospettabile volto glabro di colpe

AH!

se solo riuscissi -tu- a sollevarmi da questa noia biforcuta e speziale pronunciandomi il nome mentre scruti il significato delle mie mutande se potessi levarmi in volo conficcando le unghie nella tua schiena rapace e dimenticare tutti questi libri segregati nelle vene che non riesco ad aprire che non lasciano scorrere il sangue, questo sangue pazzo e parassita un verme un cicaleggio di locuste

succhiando le ali e le zampe e l’entomofagia coniata dal mio palato asciutto per poterti accogliere meglio nelle mie fauci perché possa -tu- essere il mio cibo perenne decollando un sogno

un impasto di incubo un affogamento per vie efferate d’acqua e sale e notte

AH

ho l’esofago impietrito dalla delusione e lo sconforto di non possederti nelle gambe agili e molli due sedani bolliti che mi portano in città attraversando le piante e gli uccelli e le carceri che serrano il tuo cuore sbarra contro sbarra una sbarra da cui il mio occhio schiaccia il tuo occhio e vedi la mia poesia dedicata a te e prendi a piangere a singhiozzare e a piangere e a bruciare d’amore mentre ti abbandono come la scena che amavi tanto solo che ad abbandonarmi eri tu

Ah

ho lasciato correre le circostanze a perdifiato sopra le colline noncuranti del mio petto i bozzi piccoli che mi crescono sotto il mento dove tu fai piccoli attentati al mio cuore ed esplodi dinamite impari l’uso delle armi a mio discapito ti eserciti con un figurino di sembianze umane che si chiama Maria e ti ecciti dopo un bang! hai mancato bersaglio bang! l’hai fatto di nuovo bang! solo altri dodici colpi per centrarmi la fronte non sono sicuro che ce la farai sono sicura che ce la farai

A.H.

ho riempito i miei capelli di ruggine così non potrai più accarezzarli e nemmeno spolverarli è quasi dicembre e il nostro anniversario si avvicina mi offrirai una cena nella mangiatoia mentre di baci ti sfiancherò di baci un colpo solo fucile a canne mozze tamburo cane cilindro ho imparato i nomi delle parti dell’arma che scelgo credendo che sia il solo modo che ho per difendermi

tuttavia preferisco la rivoltella perché ha un telaio semplice e un bellissimo nome tu se credi puoi chiamarlo revolver prendi confidenza con quello che ti ucciderà il mio ha una doppia azione selettiva perché sono pigra e rapida ospito un tamburo il mio telaio sei tu

Ah

vorrei finisse tacesse bastasse un altro solo colpo per questo silenzio un rombo un boato una pace armata da non regalare a nessuno

cosa fai?

non lo vedi? aspetto un incendio che distrugga la struttura baronale che mi costringe a periodi di digiuno e poi a periodi di violente abbuffate così mi vede il corpo cambiare ora una radice ora una prugna ora una secca cagna assuefatta ai colpi aspetto un incendio insomma un fuoco sacro che non sia talento ma solo giustizia forse un po’ vendetta non ho più violenta fiducia che tu possa trovarmi vorrei solo che mi prendessi e non provassi più pena per me che mi addormentassi con uno schiaffo fermo mi riducessi a tua eletta dominatrice

Ah

invece ho tutte le parole sbagliate e ho sbagliato tutte le parole e sei un cervo che è morto sulla mia strada e io sono la strada che ti ha ucciso sto bene non ho sangue verde non è sangue acido è tuo è tutto tuo ti appartiene se guardi al microscopio le mie ossa trovi tante facce piccole come spermatozoi che ti assomigliano osi ridere e fai bene ingrassa la tua bocca di gioia saziati e sfodera questi sorrisi, uno dopo l’altro, sì, abbandonati, abbandonati

H

Mentre io sono qui. con le ginocchia rotte e i nervi scoperti a regalarti l’ennesima debolezza. io a te. ai tuoi occhi ciechi. io invisibile a te. io alla parte cattiva di te. ma stavolta so che non verrai a prendermi che la mia attesa crescerà come un cucciolo d’elefante e morirà subito come una larva a cui non spetta stadio successivo la mia attesa non prenderà il volo resterà qui pesante e terrestre trasparente come lo scheletro di una falena la mia attesa sarà un fossile ricoperto dagli anni ma tu non saprai mai essere archeologo né talpa.

E

già che ci sono finisco. Non mi interessa se sto scrivendo troppo. c’è una perdita nel tubo del mio intelletto ed escono parole a fiotti non potrai fermarle, non potrò neanch’io. già che ci sono finisco. se proprio vuoi saperla tutta non ci sarà alcun incendio io non saprò come dovrò minare la sicurezza della mia inquietudine e per questo non potrò che subirla nenanche adesso ci sarai e io non prometto che smetterò di cercarti mi tocca aspettare dicono tutti verranno tempi migliori che è solo l’inizio perché quando cominciano il primo colpo è sempre il peggiore ma poi gli altri non li senti più piccole agonie che lasci mentre lasci il resto.

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