Senz’ardore

L’avevo già distinto il corpo

delle tue parole mosse

senz’ardore.

Fantasmi di occhi,

come potevo distinguere

il trasporto da un’ipocrita ironia?

Il cuore l’ho abituato a ingannarmi,

le mani sollevano e posano

carte di cui non capisco il valore

e nient’altro.

Ho sostegni disossati

che al primo vento

cedono le armi.

Ho sognato con le palpebre

serrate a croce

i tuoi abbracci rigonfi

di cartilagine.

Eri una presenza molle,

dentro la mia testa,

e come un callo dura

la tua ossessiva presenza.

Io rinasco dal fuoco

adesso e sento

il tuo piccolo mostro

slabbrarmi i fianchi.

Ti scrivo parole d’addio,

con un morso allegro sulla bocca.

Mentre con tiepido disgusto

ritrovo la mia dimensione.

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