Una che sopravvive

Possibile che sia così difficile essere felici?

Sopporto di fare gesti semplici che mi risultano penosi. Farmi spazio tra la folla, muovere il braccio destro (le spalle mi tradiscono ogni giorno di più…), alzarmi dal letto al mattino, trovare la voglia (la forza) di lavare i piatti della sera prima o pensare a cosa cucinare a pranzo.

Sopportare passivamente tornei e gare e campionati, come la storia più banale e squallida.

L’amore non esiste perché è timido. La timidezza è quando tutti attorno a te vivono, sbagliano, si divertono e tu stai a guardare senza avere il coraggio di buttarti nella mischia. Allora aspetti sempre che qualcuno ti inviti a ballare, che prenda iniziativa, che ti tenga per mano, o che d’improvviso ti baci. Questo non avviene mai. E tu sei sempre in un angolo da sola, segui una lezione sull’Ariosto, disimpari a sorridere e pensi a cosa scriverai nel pomeriggio sul tuo blog. Ecco, l’amore.

Tutto ciò è un disastro perché la timidezza si trascina dietro la macanza di autostima che si trascina dietro lo scoraggiamento che si trascina dietro la depressione che si trascina dietro la pigrizia e il senso di inettitudine eterna.

Malgrado questo uno cerca di sopravvivere, cercando di cucinare il cous cous o consolandosi con la panna cotta. O aspettando che torni quella voglia di leggere andata ormai inesorabilmente perduta.

Sopravvivere non è lo stesso che vivere. Uno che vive vive. Uno che sopravvive semplicemente non è ancora morto.

Uno che vive fa l’amore. Uno che sopravvive, la sera, prima di andare a dormire, immagina l’amore.

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2 pensieri su “Una che sopravvive

  1. Sì, a 6 sei troppo piccola per il rossetto, a 12 sei troppo piccola per innamorarti, a 23 sei troppo piccola per sopravvivere. Poi a un certo punto al rovescio: a 42 sei troppo vecchio per andare alle feste, a 54 sei troppo vecchio per ballare il tip tap, a 65 sei troppo vecchio per innamorarti.
    Com’è che nella vita sbagliamo sempre tutti i tempi?
    Per esempio, a qualunque età sei troppo “fuori età” per giudicare i sentimenti altrui.

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