Dai voce alla distanza che ci separa

Dai voce alla distanza che ci separa,

sopra la scrivania china di stanchezza.

Le penne scompigliate come idee,

l’inchiostro che si tuffa dentro il foglio

accartocciato sopra la tua lingua.

E’ un’acrobazia tutta povera di stelle:

la mano inferma, il tuo ginocchio vispo

la caviglia incerta oppure l’occhio

che schiudi tiepido come fosse larva

che mi chiede dei miei ripensamenti,

delle cogitazioni che sempre sono fosche.

Se pure avessi mille veli sulla bocca

sapresti riconoscermi l’odore

sapresti illuminare in mezzo al buio

l’oscurità di tutte le parole.

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