Benedettini con preghiera

Mi hanno viziata per quattro anni. Mi ha viziata il cortile, l’ingresso, il silenzio dei corridoi. Mi ha viziata l’insolita pulizia dei servizi igienici. La macchinetta del caffè (col caffè al cioccolato). Mi hanno viziata la volta bianca, gli stucchi logori. Mi hanno viziata i chiostri. La pioggia che cadeva a cascata al centro del mondo e noi tutti a guardarla al sicuro. Al freddo degli alberi, col calore di una sigaretta, per la quale chiudevi un poco gli occhi, o col calore del caffè mandato giù prima dell’esame, o dopo, per festeggiare. Mi ha viziata il bar, coi suoi tavoli rotondi e le discussioni complicate. Mi ha viziata lo stipite della porta da cui apprendevo l’amore, il talento, la fiducia. Mi ha viziata la strada romana che si intravede all’ingresso, i grossi mattoni che adesso potrò ammirare attorno al Colosseo, ma non saranno mai gli stessi. Mi hanno viziata gli scalini ondulati. La disponibilità di certi professori. L’intimità di certe lezioni e il giocoso bordello di certe altre. Mi hanno viziata le panchine ad esse. Mi ha viziata tutto. Sarà difficile ricominciare altrove. Scovare di nuovo tutta la bellezza. Poi un giorno, quando andrò via anche da lì, scoprire che pure lì qualcosa mi ha viziata.

E oggi ho ripercorso tutto. Cortile. Sociologia. Linguistica. Primo piano, storia del cristianesimo, questa è l’aula di filosofia morale, lì c’è l’aula in cui ho dato letteratura moderna e contemporanea. E d’un tratto ho senitito di nuovo tutta la fatica. Tutte le pagine studiate, tutta l’ansia, tutti i sacrifici. Tutta l’emozione e il sollievo. Tutta la commozione. La gioia d’aver dato una materia. L’euforia di avere dato l’ultima. I pellegrinaggi per la correzione della tesi. Ho sentito di nuovo tutta la fatica. E un po’ di scoraggiamento, un lieve capogiro di stanchezza. Per fortuna vince sempre l’istinto di sopravvivenza. Malgrado la debolezza e la scarsa propensione a restare sorpresa. Per fortuna vince la forza, e per fortuna vince la bellezza.

Prego che il mio cuore non mi tradisca mai.

Che non mi faccia dimenticare nessun luogo, nessun nome, nessuna faccia.

Che tutto mi rimanga inciso, violentato a sangue nella testa.

Perché ho da ricordare l’odore di una panchina e il nome di una collega che ho visto una volta sola.

Ho da ricordare i numeri delle stanze e le aule in cui ho dato un po’ di me.

Ho da ricordare ogni minimo particolare. La disposizione dei mobili e le cianfrusaglie sulla scrivania.

Ho da ricordare l’accento catanese e la signora del quinto piano.

Ho da ricordare l’odore dell’essenza alla mela verde, e quello alla rosa e quello al gelsomino.

Ho da ricordare l’odore del tabacco, ho da ricordare anni e mesi interi.

E prego che il mio cuore non mi tradisca. E che non ceda alla nostalgia.

2 pensieri su “Benedettini con preghiera

  1. Qualche pezzo di cuore l’ho lasciato li anche io… le volte che mi hai insultato perché troppo tesa. E l’attesa estenuante prima di sentirti dire ridendo: trenta… e lode… e commuoversi e insultarti per ripagarmi del favore… e tutto il resto!
    Per quello che mi riguarda ti posso dire che per noi sarà un po’ come la Mecca o come San Pietro… torneremo spesso e renderemo grazie per questo bel pezzo di vita che ci ha regalato!

  2. ho rivisto anch’io quei luoghi.
    buona fortuna e buona vita….continuerò da queste pagine a leggere i tuoi pensieri bellissimi.

    ti abbraccio forte

    isula

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