ver

Lo slancio lirico che mi inchioda il sacro

piatto del mio corpo molle.

Scucio le vertebre una ad una

perché la libertà possa essere un dolore medico.

Da una parte all’altra della mia corteccia

insulti e duelli di voce: possa rompersi

il pensiero in versi sciolti o giacere

largo sulla pagina. Chi vuole la mia bocca

serrata, singhiozzante come una margherita.

Chi vuole la mia bocca distesa e persa

come il grano. Chi vuole vergini feritoie,

chi pozzi, chi scrigni sommersi, chi cripte

e fossati, e cisterne in disuso.

Nessuno ha più chiavi o spranghe,

leve o arieti. Tutto è crepe e dappertutto

sputa il ragno la sua grossolana furbizia.

L’anima mia è un coperchio di rugiada.

(Foto di Zephiro – http://www.flickr.com)

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