Il solo giusto è il giudice che porti dentro

Colpevole. Perché hai cercato di indagare il mio dolore, prendendone scioccamente le distanze. Ricoprendo le mie parole con vernice velenosa che le tue dita spandevano nelle mie larghe ferite.

Colpevole. Perché hai mancato la verità di quattro anni. Lo spazio in cui la tua bugia ha percorso la mia ingenuità ha un tempo lungo quasi mille e quattrocento giorni. I particolari fanno e disfano l’amore.

Colpevole. Perché la mia menzogna dura un tempo indefinito. Diluito in fiori che prendo irregolarmente quattro cinque volte al giorno. Che sono le lacrime che vorrei smettere di piangere, la solitudine che mi prende e che ingoio. La tristezza mantenuta nell’aceto di mele. Io sorrido come una luna, e mi chiedo se potrà finire tutto questo dolore. Questo sfinire che non mi so spiegare. La difficoltà che ho a trovare un motivo per stringere ancora i denti. La folle necessità di lavarmi di continuo le mani i piedi le braccia. Io colpevole, perché non so trovare soddisfazione nei giorni, perché scorrono lenti, come sangue di un fiume colmo di pesci neri e malati e io non ho canne o arpioni per catturarne uno, dieci, cento, e liberare il fluire. Io li osservo, li vedo soltanto andare.

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