Che siano i violini a mettere ordine

[Riassunto romano]

Qualcuno sbatte un tappeto. Il ragazzo con la chitarra suona da stamattina. Da stamattina piove: la mia faccia è terrazzata e non si asciugherà mai. Io vorrei avere

le piume coraggiose degli uccelli, un corno francese, un monolocale in piazza Venezia, un paio di scarpe nuove

impermeabili, senza respirazione dell’ultima generazione: passa l’aria

e passa pure l’acqua. Il mio disordine, per la stanza, in questo post. Tracciare il perimetro della gabbia, con un righello per le parole. Segnare il vertice dei segni di taglio. La ridarella sulla metropolitana è quella di un bambino che prova il luna park.

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Quell’uomo che sull’autobus aveva tatuato “perdonami” su un polso. Immaginare che sua moglie stava aspettando, a casa, che uscisse di galera, mentre piangeva e cucinava le carote. La ragazza giapponese, che aspettava il 309 accovacciata a terra con una gonnellina molto kawai. La Sicilia si è staccata dal muro di Valentina e la pianta è cresciuta triangolare.

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Io so che non vale niente. Aver dato venti centesimi a quell’uomo che suona la chitarra nella metropolitana. Stazione Tiburtina. Tutte le sere. Quell’uomo indossa un cappello e quasi sempre un gilet. Porta i capelli lunghi. Canta. Conosce le canzoni in spagnolo. Io so che i miei venti centesimi non gli cambieranno la vita. So che mi ha detto “grazie” per cortesia, ma non ha fatto nemmeno in tempo a guardarmi negli occhi. Altrimenti avrebbe visto la mia riconoscenza. Lui che mi rendeva piacevole ogni ritorno. Che riusciva a strapparmi un sorriso. Quella sera cantava Besame mucho. Quella sera Consuelo Velázquez aveva per me una canzone profetica. Un abbraccio, un messaggio. Besame mucho…

…como si fuera esta noche

la ultima vez.

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3 pensieri su “Che siano i violini a mettere ordine

  1. Però che strano condividere i ricordi nella distanza del tempo, oltre che dello spazio…
    Un artista di strada, un poveraccio con una chitarra e un talento, unisce il tempo e i luoghi con un accordo solo, una canzone. Così io sono qui, tu là, e in questo spazio che chissà cos’è di preciso parliamo di una cosa accaduta ancora altrove e in un altro momento.
    Magie della vita.
    (Sì, mi rendo conto di essermi “impappinata”. Ma spero che tu abbia capito lo stesso. :) )

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