Una volta spenta la luce

Mi piace leggere romanzi, sono diventata nientedimeno che un’esperta di letteratura contemporanea, ed è proprio questo che ancora ci unisce, che fa sì che trovi ancora grazia ai tuoi occhi. Sono io la persona che ha l’anteprima dei tuoi manoscritti, che non esita nel dirti sino a che punto sei a volte troppo compiacente, la persona che, suo malgrado, è costretta a formulare un giudizio preciso, circostanziato, motivato, intelligente, la persona che assilli finché dalla sua bocca non escono finalmente complimenti. E’ il mio solo modo di esistere, per te. Essere la tua prima lettrice, quella con cui metti alla prova il tuo talento, quella con cui giochi al gioco del potere. Sono il tuo specchio. Tu leggi alcuni passi del tuo libro a voce alta in camera nostra, mentre vorrei che facessimo l’amore. Allora, per vendetta, me la prendo con i tuoi scritti, dò fondo a tutto il mio spirito critico. Ti faccio pagare il fatto che mi trascuri. Dico che lo sviluppo della narrazione non funziona, che lo stile è debole, pieno di cliché. Dico che non è credibile, che non mi piacciono il finale, l’inizio, i dialoghi. Dico qualsiasi cosa. Tanto tu te ne infischi del mio parere, non me lo chiedi per tenerne conto, ma solo per esistere. Tu vuoi che si parli di te, dei tuoi testi, della scelta delle parole, del ritmo, della tensione tra i personaggi. Quando esprimo delle riserve, è perché non ho capito. Continui a credere che non capisca ciò che scrivi. Non sono all’altezza, senza dubbio, del grandescrittore, non colgo le sottigliezze della sua opera. Invece di fare l’amore come le altre coppie, come le cassiere dei supermercati, i contadini dei più sperduti altopiani delle Causes, gli elettori del Front National, invece di fare l’amore come tutti gli imbecilli, noi passiamo le nostre serate -quando sei a casa- a leggere i tuoi scritti in camera nostra, ad analizzarli, a sviscerarli. Invece di comportarci come qualsiasi francese medio, be’, noi facciamo della letteratura. E non ci metteremo certo volgarmente a scopare, come fanno tutti, una volta spenta la luce.

Brigitte Giraud – L’amore è sopravvalutato

3 pensieri su “Una volta spenta la luce

  1. Probabilmente sarò duro in questo frangente con te, ma ho la sensazione che tu viva in una bolla egoistica. Scrivi per te stessa, e non vai mai a leggere, (o perlomeno commentare quelli altrui). Ricordati che “scopare” può anche non essere un atto di amore, mentre può esserlo stare insieme a chi ami leggere i manoscritti.

    P.s. Forse ti trattando come faccio con mia figlia. In fondo l’età non è molto lontana…

    Con immutata stima.

    Marco

  2. Caro Marco,
    non mi sento ferita perché non hai colpito alcun punto vulnerabile. Quella “bolla egoistica” che dici di notare semplicemente non credo che esista. La condivisione per me è assoluta nel momento in cui permetto a tutti, amici e sconosciuti, di leggere. Se scrivessi per me stessa questo blog, come altro, non esisterebbe. Se non permettessi a chiunque di ficcare il naso nella mia vita (spesso contro la mia volontà), il tuo commento non avrebbe avuto risposta e sarebbe stato cancellato.
    E’ vero che leggo meno di quanto commenti. E questo avviene per due motivi. Il primo è che spesso non trovo nulla di interessante da commentare. Il secondo è che spesso il commento (o la riconoscenza, o il complimento) viene fatto in privato.
    Non credo che avere trenta commenti (magari banali) piuttosto che uno, o nessuno, sia indice di maggiore condivisione o, per usare un’espressione speculare alla tua, permetta di galleggiare festosamente in una bolla d’altruismo.
    Non sono mai stata, come puoi immaginare e come del resto si intuisce dai vari post senza risposte, una fanatica della quantità di commenti ricevuti. Sono di quella scuola dei “pochi ma buoni”.
    Lascio in sospeso il tuo commento riguardante direttamente il post (che, come credo sia evidente, mi sono limitata a citare) perché il nocciolo della questione non doveva riguardare la sfera sessuale. Quello che maggiormente mi aveva colpito del pezzo era la schiettezza e la scrittura misurata e potente; l’attenzione che poteva attrarre (almeno dal mio punto di vista) il pensiero e lo sguardo di una donna abituata a vivere solo all’ombra del marito.
    E con questo -ho detto anche troppo- chiudo. :)

  3. Non volevo colpire nessun punto vulnerabile, anche se li conscessi non oserei mai farlo perchè non fa parte della mia natura. Ognuno di noi ha bisogni diversi nella vita reale e in quello virtuale. Ho voluto puntualizzare il fatto che non ho mai visto un tuo commento in nessun blog a cominciare dal mio. Mi sembra strano che nessuno di noi stimoli la tua mente. Io continuerò a leggerti e quando ne sentirò il bisogno commenterò.

    Un abbraccio.

    Marco

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