Simona.

E se quella volta ti fossi sbagliata?

Se la storia del talento fosse stata un bluff. E ci fossimo cascate entrambe. Tu che mi dicevi con gli occhi grandi dietro i vetri -e io col sorriso troppo in mostra, la testa bassa. Che avevo talento. Se ti fossi sbagliata?

O peggio.

Se avessi avuto ragione? Non hai pensato alle conseguenze? Alla voluttà, all’ingordigia, al tremore. All’emozione intensa.

Tra me e te c’erano vent’anni, una casa editrice e gli occhi della luna, della luna le gambe.

Se avesse avuto ragione la tua bocca, fuori dal maglione nero che portavi, fuori dal tuo seno a V, fuori dalla stanza. Se avesse avuto ragione la tua bocca, a cercarmi nei giorni successivi. E se fosse stata la mia adolescenza a sbagliare. Se fosse stato il mio terrore, che mi paralizzava le dita, col tuo numero in mano e il telefono sul letto.

Se avesse sbagliato il mio coraggio a chiedere di te a Giulio o chi per lui. E se Giulio o chi per lui avesse sbagliato a concedermi quel privilegio. Il tuo numero privato.

Chissà se hai aspettato che chiamassi.

Chissà per quanto hai aspettato che chiamassi.

La nostra storia si è torta in mezzo a facce che abbiamo scordato. C’erano venti persone, sessanta poltrone. Un racconto. Un pennarello nero. Un nome scritto sul foglio. C’era la tua voce che sporcava tutto, le righe, il mio cuore, la lavagna. La tua voce che diceva -mi ricordi Isabella-. Le mie spalle che si incurvavano, la fronte che peccava con gli occhi fissi in mezzo. Tu mi dicevi chi scrive non deve provare vergogna. Lo scandalo, la bellezza, l’audacia riempie adesso tutto ciò che sono. Che sono davvero. Nella vita che non mi tocca, ma che possiedo.

Se quella volta ci fossimo sbagliate entrambe adesso dovresti chiedermi scusa. E io dovrei ringraziarti per l’abbaglio. O ucciderti.

Ma se quella volta ci siamo davvero sbagliate, adesso perché la coincidenza mi cerca?

Perché il tuo ricordo mi trova dappertutto?

Perché continuo ad essere sempre sulla tua strada?

Perché continuo ad essere sempre così piena di te?

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4 pensieri su “Simona.

  1. non credo proprio si fosse sbagliata.
    queste parole colate sullo schermo di un pc stanno qui a dimostrarlo.
    e non ha dimenticato.
    (lei che dimentica quasi tutto l’inessenziale.)

  2. ‘Inessenziale’ è una parola bella come un proiettile. E’ precisa, cinica e fulminea.
    ‘Dimenticare’ è una parola-mantra o un ammonimento. O solo un inconveniente del destino.
    Se davvero non ha dimenticato, vorrei che sapesse che ‘essenziale’ per me è stata quella volta. E nessun inconveniente del destino s’intrometterà nella mia testa.
    Grazie della presenza preziosa, ghiaccioblu.

    Ti aspetto presto, da qualsiasi parte. : )

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