Tavolozze

Allora ho dipinto l’edera

dello stesso colore delle mie scarpe.

Un’edera larga, rampicante e nera.

Riccioluta come code di maiali e cavatappi,

che risaliva il muro, lungo il calcinaccio

staccatosi dai miei ricordi:

l’odore della carta vecchia, rilegata male,

un paio di stivali rossi e la zuppa inglese,

coi savoiardi e il cioccolato.

(Chissà se l’arte risponde

a tutte le chiamate.)

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2 pensieri su “Tavolozze

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