In posizione astrale (Un sogno che ho fatto)

Credo fosse col freddo quella volta che

la macchina in spiaggia, sì, lo so, un po’ da folli, ma la notte quest’inverno

era anche per noi.

Credo fosse novembre,

se dovessi scegliere un mese, adesso, sarebbe

novembre.

Quando hai attraversato di sorpresa

l’abitacolo dei miei occhi

prima coi capelli, poi la testa, poi tutto il corpo

intero, non rotto, non spezzato

solo

avevi il volto liscio, un sorriso d’incanto.

Ti sei seduto, mi hai guardata,

ti ho accarezzato il viso

a mia volta sorridendoti

ti ho chiesto

-come stai-

perché tu non rispondessi

se non con le labbra

meno allargate del dovuto.

Immagino ora che si interrogassero

sulle mie pupille come distese

ad abbracciarne il senso

questione di galanteria, vizi,

occhiali rotti.

Ti ho preso una mano,

l’ho stretta

forte

ricordandomi che non avrei dovuto,

tu non c’eri, tacevi, eri

diventato un ricordo sempre più

scuro sempre più stanco.

Poi un’eclissi di Marte,

scompariva sulla fronte della luna

bulimica di stelle

si capovolgeva

per il cielo

facendo capriole

scoprendo le facce

non sapevo come dire

che c’era una rivoluzione in corso

e il cielo era tutto il mio cuore

pieno e nero di stelle.

(Una cadeva all’insù

allora il mio desiderio è stato

-fa’ che stasera mi baci-)

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