Perché tacete tutti?

Perché tacete tutti?

Perché nessuna scintilla altera il mio
equilibrio, perché stanno composti
i colori sbarrati inquadrati sul letto

e composte le mosche circondano
l’aria immobile come un pendolo
e tutte stanno mute le parole
tutte piene, tutte impettite

col loro senso relativo, il loro
sapere assoluto, il loro duro tenere
la mia testa, alla ricerca: nessuna
risposta: nessuno parla, non si alza
più nemmeno il vento.

Solstizio

Così trasparente
il riposo del pomeriggio
e fuori questa pietra arresa
semicircolare. Stesa
sul copriletto color sabbia:
la guardo
così com’è

E la luce
così trasparente
e le nuvole pure trasparenti e
gli alberi, trasparenti, le antenne
trasparenti le zampe
del gatto sui canali e tutto
è teso e steso e verticale.

Quasi s’intravede qualcosa.
Quasi piove.

Non potrò più leggere Anna Maria Ortese

Non potrò più leggere Anna Maria Ortese
non potrò più indossare la maglietta arancione
non potrò più vedere i film di Pier Paolo Pasolini
non potrò più ascoltare Patti Smith
non potrò più entrare nei negozi di antiquariato
non potrò più bere la Chimay rossa
non potrò più comprare accendini verdi
non potrò più sedermi sui gradini di una chiesa
non potrò più guardare le lumache
non potrò più stare in equilibrio sulle pietre colorate
non potrò più finire il libro di Peter Handke
non potrò più mangiare panini coi wurstel ai furgoncini di notte
non potrò più fare l’amore
non potrò più scrivere senza scrivere di queste privazioni
non potrò più leggere Valerio Magrelli
non potrò più sentire l’odore del tabacco
non potrò più ascoltare i Radiohead
non potrò più dormire in un albergo
non potrò più svegliarmi nel mio letto
non potrò più leggere i manifesti pubblicitari di notte
non potrò più raccontare i pesci i fantasmi i lupi gli specchi la pioggia
non potrò più osservare la pioggia
non potrò più fare poesia perché la poesia è venuta con te e se n’è andata con te
non potrò più rileggere Pavese
non potrò più rileggere Borges
come faccio a non pensarti
come faccio adesso a non pensarti.

Rondini

Squadrano il cielo da una parte all’altra
le rondini con la precisione del compasso
segnando rughe su quella faccia azzurra
come un dolore ai lati della bocca.

Non so se per ogni primavera
sono segno di partenza o di ritorno
non so dove sei anche se intorno
è perdita e silenzio e non ricordo

più né voglio ricordare
se sono state le mie mani
bavaglio sulla bocca
tua, se sei l’errore.

Atti Impuri Poetry Slam 2015 – Torino

Lettori cari e soprattutto piemontesi,

venerdì prossimo sarò a Torino per partecipare all’ultima sessione dell’Atti Impuri Poetry Slam insieme ad altri sette poeti e poetesse (qui trovate tutti i dettagli della serata).

Vogliamo parlare del fatto che venerdì è 17?
Vogliamo parlare della tremarella da esibizione?
Vogliamo parlare del fatto che ancora non ho preparato la valigia?
Bene, parliamone di presenza davanti a una birra.

Vi aspetto.