Smettila, hai detto, di fissare
con quell’aria assetata il portellino del bagno.
Smettila e non la smettevo, tu lo sapevi da prima
che siamo nati recisi, tagliati in mezzo, che non siamo nati
per declinarci al plurale.
(La prima plurale è una finzione
per la quale sempre mi prendevi in giro
mi dicevi la prima plurale e la categoria di futuro
come se insieme avessimo potuto mai
costruire qualcosa, costruirci una casa
a mezza strada tra il pozzo
dei tuoi occhi e i miei.)
Ho l’acqua, ti ho detto, è la mia ossessione
tu la solitudine, è la stessa cosa, quel vuoto
che gocciolando si riempie
poi hai aggiunto:
non tenere mai barbiturici in casa.

“per la quale sempre mi prendevi in giro” è un verso pressoché impossibile, un avvitamento. Resta in equilibrio perché il resto è molto bello. “Avere l’acqua” è una delle formule più profonde a cui riesca a pensare.
Credo che il motivo per cui resta in equilibrio siano gli accenti di due senari piani giustapposti. O forse ci sbagliamo entrambi e in realtà non resta affatto in equilibrio.
Indeed. “No verse is free for the man who wants to do a good job”.
“Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better.”
” -Well? Shall we go?- -Yes, let’s go.- They do not move.”