Smettila, hai detto

Smettila, hai detto, di fissare
con quell’aria assetata il portellino del bagno.

Smettila e non la smettevo, tu lo sapevi da prima
che siamo nati recisi, tagliati in mezzo, che non siamo nati
per declinarci al plurale.

(La prima plurale è una finzione
per la quale sempre mi prendevi in giro
mi dicevi la prima plurale e la categoria di futuro
come se insieme avessimo potuto mai
costruire qualcosa, costruirci una casa
a mezza strada tra il pozzo
dei tuoi occhi e i miei.)

Ho l’acqua, ti ho detto, è la mia ossessione
tu la solitudine, è la stessa cosa, quel vuoto
che gocciolando si riempie

poi hai aggiunto:
non tenere mai barbiturici in casa.

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5 pensieri su “Smettila, hai detto

  1. “per la quale sempre mi prendevi in giro” è un verso pressoché impossibile, un avvitamento. Resta in equilibrio perché il resto è molto bello. “Avere l’acqua” è una delle formule più profonde a cui riesca a pensare.

  2. Credo che il motivo per cui resta in equilibrio siano gli accenti di due senari piani giustapposti. O forse ci sbagliamo entrambi e in realtà non resta affatto in equilibrio.

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