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Archivio per Marzo 2008

Le mie poesie

Le mie poesie sono poesie senza grazia,
poesie piegate che con fatica riesci a chiamare
poesie che non hanno niente alle spalle e niente
sotto la pianta del corpo.
Le mie non sono poesie. Qualunque cosa tocchi
si fa cuoio, cartone, velina
facile da strappare o incendiare o mordere
a sangue.
Qualunque cosa io osservi si fa melma, fango, argilla.
Torna nella terra e [...]

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In un cantuccio

Ho girovagato nel mondo ritagliato

dalle apparizioni e dalle pulsazioni

del mio tatto, e del tatto dei miei occhi.

Ora ho bisogno di ripararmi dalla pioggia

-oggi era il cielo privo di rami e di fiori-

nel mio angolo vuoto di insulti e rancori

pieno soltanto di musica, senza persone,

senza grida, senza televisione.

Il mio angolo ha le scarpe, per me che [...]

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Chissà se Roma è gialla

Io ho voglia di andare per la vita e imparare. Sapere cos’è il surimi, o qual è il segreto di buon soufflé. Leggere un libro che possa sorprendermi, che mi faccia pensare che il suo autore è un genio e che in un’altra vita abbiamo per forza bevuto del vino assieme e chiacchierato a lungo. [...]

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Su un terreno dispersivo cercherò di unificare le volontà.
Su un terreno poco importante rinsalderò i collegamenti.
Su un terreno conteso farò fretta alla retroguardia.
Su un terreno aperto farò attenzione alle difese.
Su un terreno d’intersezione rafforzerò le alleanze.
Su un terreno impegnativo assicurerò il flusso dei rifornimenti.
Su un terreno arduo mi spingerò in avanti.
Su un terreno accerchiato bloccherò [...]

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Segni #2 – Sorpresa

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Segni #1 – Il gioco del vocabolario

Di domenica su Rai3 c’è un programma in cui si parla di viaggi. Domenica scorsa Monika era andata negli Stati Uniti e aveva ballato (male) una danza assurda. Gli Stati Uniti possiedono ampi spazi vegetativi e prativi. (Colonna sonora: Sweet home Alabama – Lynyrd Skynyrd)
Quelli tra i 16 e i 24 anni che non hanno [...]

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Tavolozze

Allora ho dipinto l’edera
dello stesso colore delle mie scarpe.
Un’edera larga, rampicante e nera.
Riccioluta come code di maiali e cavatappi,
che risaliva il muro, lungo il calcinaccio
staccatosi dai miei ricordi:
l’odore della carta vecchia, rilegata male,
un paio di stivali rossi e la zuppa inglese,
coi savoiardi e il cioccolato.
(Chissà se l’arte risponde
a tutte le chiamate.)

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