Ore 10.35
Tra quattro ore hai un esame e invece di ripassare Foscolo filologo cerchi le poesie di Leopardi che non è nemmeno in programma. Stai lì tre o quattro minuti a chiederti come ha fatto a scrivere “E l’infinita vanità del tutto”.
Ore 13.06
Miriam ha provato a chiamarti tre volte per farti un inboccaallupo ma avevi il telefono silenzioso. Ti manda un messaggio che dice: stai tranquilla, grazie per ieri, sei grande. Ecco: adesso la stanchezza la mandi a fanculo e ti senti carica.
Ore 13. 40
Aspetti l’autobus e vicino a te c’è un ragazzo coi capelli ricci, lunghi che sembrano i tuoi. Ti metti vicino a lui. Così pensi che ti fa compagnia. Ti guarda e chissà se pensa la stessa cosa. “Scusa, posso toccarti i capelli un attimo?” “Come dici scusa?” “No, dico, è già passato il centosessantatré?” “Sì, fai pure”.
Ore 13. 51
Decidi che il controllore non passa, non timbri il biglietto e gestisci l’adrenalina come al solito: non la gestisci.
Ore 14.04
Che se ci riesco ti spiego pure perché odio Giovanni Malpaghini e le sue varianti del cazzo. È una storia lunga ma scommetto che ti divertirà e quando avrai capito quanto non ha fatto divertire me ti metterai a piangere e mi manderai a casa a prendere una coperta per la notte.
Ore 14.20
Sei la prima della lista, vero?
Sì.
[Omiss.]
Ore 15.19
La prima persona che chiamo è Miriam. Miriam e io eravamo in piedi vicino alla finestra: prima lezione di filologia. Ci guardavamo e non capivamo niente. “Ti va di accompagnarmi a fumare?” “Sì che mi va”. Miriam e io ieri abbiamo ripetuto insieme la descrizione del manoscritto, le forme della scrittura e le tipologie di tradizione. Poi ha cercato di spiegarmi la sua passione, e quei legami che si creano da un’altra parte, cose che uno dovrebbe dire l’incontro delle anime, se “l’incontro delle anime” non fosse proprio una gran brutta frase. Mi ha detto, questo è per te, mi ha dato un mon cherie, mi ha detto, guarda che non me lo scordo che oggi mi sei stata vicina. E quando ci siamo salutate le ho detto ti voglio bene e lei mi ha detto anch’io e mi ha dato un bacio. Poi uno dice.
Ore 15.24
Piove. Aspetto l’autobus. Ombrello azzurro. Occhi stanchi. C’è gente che mi manca. Le giornate a volte sono davvero troppo piccole.
Ore 15.25
Davvero? Davvero? Impareremo un giorno a far funzionare i carillon. Così non guastiamo le cose, ché poi ci manca la musica.
Ore 15.28
La lista di tutti quelli che devo chiamare finisce per A e sono otto persone più due che mi mancano nel cuore.
Ora
alzi la musica alzi la musica alzi la musica e non senti più niente.
